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Sclerosi multipla, nuove possibilità di terapia

Nuove possibilità di cura per la sclerosi multipla potranno giungere da una molecola già conosciuta che potrebbe essere utilizzata con successo per rallentare la malattia.

Nuova possibilità contro sclerosi multipla

La sclerosi multipla, lo ricordiamo, è una malattia cronica del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto giovani adulti e che può portare, nel tempo, a disabilità sensoriali, motorie e cognitive. Si tratta di una condizione in cui il sistema immunitario attacca la mielina, la guaina protettiva che avvolge le fibre nervose e permette la trasmissione rapida degli impulsi elettrici nel cervello e nel midollo spinale.

Senza una corretta mielinizzazione, i segnali nervosi rallentano o si perdono e questo è alla base dei sintomi complessi e variabili della malattia. I trattamenti attuali hanno fatto enormi progressi nel controllare i processi infiammatori nelle forme recidivanti-remittenti, ma restano ancora grandi lacune soprattutto nelle forme progressive, dove non è possibile rallentare la degenerazione nervosa.

Una recentissima ricerca internazionale pubblicata sulla rivista di settore Science Translational Medicine ha evidenziato il potenziale di una molecola chiamata bavisant come possibile base per nuove cure. Questo studio è il risultato di un impegno congiunto di numerosi istituti di ricerca, coordinati dall’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. E sostenuti dalla International Progressive MS Alliance con l’obiettivo di trovare farmaci in grado non solo di frenare l’infiammazione, ma di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina.

La ricerca si è basata su una strategia di riposizionamento farmacologico. Cosa significa? Invece di sviluppare da zero nuovi composti, i ricercatori hanno analizzato una libreria di oltre 1.500 farmaci già noti per altre indicazioni e hanno utilizzato sofisticati modelli computazionali e biologici per capire quali di questi potessero avere un effetto benefico sulla sclerosi multipla.

Attraverso questo processo di screening in vitro e test su cellule nervose umane e modelli animali, il numero di sostanze è stato progressivamente ridotto fino a individuare bavisant come il candidato più promettente.

Cosa è bavisant e come agisce

Bavisant è un antagonista del recettore dell’istamina H3, un tipo di bersaglio molecolare già studiato in passato nei disturbi del sonno e della veglia. Il che significa che la sua tossicità e il profilo di sicurezza sono già in parte noti. Parliamo di un vantaggio importante perché può ridurre notevolmente i tempi e i costi per arrivare a possibili applicazioni cliniche, rispetto all’iter più lungo richiesto per un farmaco completamente nuovo.

Nei modelli sperimentali di sclerosi multipla, bavisant ha mostrato di stimolare le cellule che producono la mielina a riparare le fibre nervose e contemporaneamente di proteggere i neuroni dalla degenerazione, affrontando così due aspetti chiave della malattia. Gli studi hanno inoltre mostrato una riduzione dell’espressione di geni legati all’infiammazione, un processo che contribuisce al danno nervoso.

Sarà necessario ancora del tempo e diversi passaggi per poter usare il farmaco contro la sclerosi multipla ma si tratta di un importante passo avanti nella ricerca.