6 febbraio 2012, Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili

di Redazione 0

Il prossimo lunedì 6 febbraio 2012 ricorre, puntuale come ogni anno, la Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Si tratta di una pratica che coinvolge oltre 140 milioni di donne nel mondo, soprattutto in Africa. Secondo l’Oms, inoltre, almeno 3 milioni di bambine sono a rischio ogni anno, tenendo presente che vengono operate tra i 4 e i 14 anni di età, e in alcuni Paesi persino nel primo anno di vita.

Con l’immigrazione, questa pratica, che consiste nell’incisione e nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, e di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, a cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale, si è estesa anche in Europa, in America, in Canada e in Australia, dove le famiglie degli immigrati dai Paesi in cui vige questo rituale le applicano alle proprie figlie.

L’origine delle mutilazioni sessuali femminili non sono imposte da nessuna religione, ma vengono praticate in nome della tradizione e sulla base di fuorvianti interpretazioni di principi religiosi, tanto più che tali pratiche sembrano risalire a periodi antecedenti sia alla nascita del Cristianesimo che dell’Islamismo, e se ne trovano testimonianze nelle mummie dell’antico Egitto.

In Italia, ogni giorno, 8 bambine sono a rischio e almeno 35 mila donne, che vivono nel nostro Paese, hanno subito queste mutilazioni, che, oltre ad essere una grave violazione dei diritti umani rappresentano un gravissimo pericolo per la loro integrità fisica
e psicologica. Le donne, infatti, perdono completamente la possibilità di provare piacere sessuale e i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi. Spesso insorgono cistite ricorrente, ritenzione urinaria e infezioni vaginali.

Ulteriori danni si hanno al momento del parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e poco elastico reso tale dalle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Inoltre, durante il parto è frequente la rottura dell’utero con conseguente morte della madre e del bambino.

Ecco perché è importante vigilare su questo fenomeno e non abbassare la guardia. Proprio per estendere al massimo la conoscenza e l’informazione, sia agli immigrati che alla popolazione locale, in tutta Italia saranno organizzate una serie di iniziative di sensibilizzazione che coinvolgeranno in modo particolare i consultori e le Asl presenti sul territorio.

Photo Credit|ThinkStock

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