Leucemia fulminante, la malattia che ha ucciso Michele Merlo

di Valentina Cervelli 0

In queste ore si sta parlando moltissimo di una specifica patologia: la leucemia fulminante. La motivazione sta nella prematura morte di Michele Merlo, ex concorrente di amici e di XFactor che è stato ucciso da un’emorragia cerebrale causata proprio da questa malattia. Cerchiamo insieme di capire di che cosa si tratta.

Un tumore del sangue dalla progressione molto veloce

Con il nome di leucemia fulminante è riconosciuto un sottotipo della leucemia mieloide acuta: si tratta della forma più aggressiva di questa tipologia di tumore del sangue e se non viene diagnosticata in tempo utile può causare la morte della persona in poche ore o in pochi giorni. Si tratta di una patologia che colpisce circa 150 persone all’anno in Italia, di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Arrivare ad una diagnosi corretta in breve tempo rappresenta davvero la differenza tra la vita e la morte.

Alla base di questa malattia c’è una traslocazione acquisita, ovvero una modifica insolita della forma dei cromosomi: un’alterazione non presente alla nascita che avviene tra i cromosomi 15 e 17, della quale però non si capisce il meccanismo iniziale. Quello che si sa è che scatena un processo che causa la riduzione del numero di piastrine e l’alterazione dei meccanismi della coagulazione.

Come si è intuito dalla storia di Michele Merlo e da quello che racconta la letteratura medica, la leucemia fulminante esordisce e progredisce molto rapidamente: la sintomatologia è quindi molto precoce sebbene spesso difficile da riconoscere. I sintomi principali sono legati alla comparsa di lividi inspiegabili, sanguinamento dal naso da entrambe le narici e dalle gengive e ancora dall’apparato digerente e urinario. Possono comparire inoltre sintomi non specifici come febbre, sudorazione eccessiva, perdita di appetito e stanchezza, ma anche mal di gola e ingrossamento dei linfonodi, nonché mal di testa insieme ad altra sintomatologia neurologica. Purtroppo le statistiche parlano anche di un 10-20 % di pazienti che subiscono emorragie maggiori fatali.

Come curare la leucemia fulminante

Uno dei pochi modi per affrontare questa malattia nel modo giusto e avere la possibilità di guarire passa attraverso una diagnosi precoce che può essere ottenuta attraverso un esame morfologico del midollo osseo e del sangue periferico: uno stadio però non sempre raggiungibile per i pazienti proprio per la difficoltà di approccio e di riconoscimento della sintomatologia ad una prima occhiata.

Se diagnosticata in tempo la leucemia fulminante, a differenza di quello che accadeva 50 anni fa, può essere curata: rispetto al passato è stato ridotto il ruolo dei chemioterapici e si è passati ad una terapia di tipo differente basata sulla combinazione dell’acido retinoico, un derivato della vitamina A, con il triossido di arsenico: questa formulazione infatti ridurre induce la morte cellulare nelle cellule tumorali e consente di affrontare l’excursus della patologia, coadiuvando il tutto dove necessario con trasfusioni di prodotti ematici.

Rimane però il fatto che una diagnosi precoce è basilare per poter agire in fretta e salvare la vita della persona.

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