Morbo di Crohn: benefici dal digiuno intermittente? Evidenze scientifiche recenti indicano che la risposta potrebbe essere positiva.

Digiuno intermittente e morbo di Crohn
Il digiuno intermittente è un modello alimentare che alterna periodi di assunzione di cibo a periodi di astensione che negli ultimi anni ha suscitato grande interesse per i suoi possibili benefici sulla salute. Tra le condizioni per cui si sta studiando il suo impatto c’è anche il morbo di Crohn, una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che può causare dolori addominali, diarrea, perdita di peso e stanchezza.
Comprendere se e come il digiuno intermittente possa influenzare questa patologia è un tema di crescente attenzione nella ricerca scientifica.
Il morbo di Crohn, lo ricordiamo, è caratterizzato da un’infiammazione persistente del tratto gastrointestinale, dovuta a un’alterazione del sistema immunitario che reagisce in modo eccessivo contro la flora batterica intestinale. L’alimentazione non è la causa diretta della malattia, ma può incidere sui sintomi e sulle fasi di riacutizzazione. In questo contesto, il digiuno intermittente viene studiato proprio per la sua possibile capacità di modulare l’infiammazione e di influenzare il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino.
Alcune ricerche preliminari suggeriscono che periodi controllati di digiuno possano favorire una riduzione dei marcatori infiammatori e migliorare l’equilibrio del microbiota. Durante il digiuno, l’organismo attiva processi di “riparazione” cellulare, come l’autofagia, che contribuiscono a eliminare cellule danneggiate e a regolare la risposta immunitaria.
Questo meccanismo potrebbe teoricamente avere un effetto positivo anche nelle malattie infiammatorie croniche intestinali.
Necessario più tempo per confermare studi

Tuttavia, è importante sottolineare che le evidenze specifiche sul morbo di Crohn sono ancora all’inizio. La maggior parte degli studi è stata condotta su modelli animali o su piccoli gruppi di persone, e non esistono ancora linee guida ufficiali che raccomandino il digiuno intermittente come terapia.
Inoltre, nei pazienti con Crohn il rischio di malnutrizione è già elevato, soprattutto durante le fasi attive della malattia, quando l’assorbimento dei nutrienti può essere compromesso. Ridurre ulteriormente l’apporto calorico senza un controllo medico potrebbe peggiorare la perdita di peso e la carenza di vitamine e minerali.
Per alcune persone, una forma leggera di restrizione alimentare, come concentrare i pasti in un intervallo di tempo più ristretto durante la giornata, potrebbe risultare ben tollerata e persino utile nel ridurre alcuni sintomi. Per altre, invece, il digiuno può aumentare la debolezza o favorire squilibri nutrizionali. Ogni caso è diverso e richiede una valutazione caso per caso.
Saranno quindi necessari ulteriori studi per confermarne la validità.