L’influenza suina modifica le pratiche religiose

Fino a questo momento la nuova influenza proveniente dal Messico ha creato così tanti problemi alla popolazione mondiale, da modificare le nostre abitudini. Ormai si va in giro (nei Paesi più colpiti) ogni giorno con la mascherina, negli aeroporti e nei luoghi pubblici si tenta di stare quanto meno a contatto con le altre persone, e addirittura alcune istituzioni pubbliche hanno chiuso o rischiano di chiudere. Ma quello che nessuno si sarebbe mai aspettato è che l’epidemia è stata in grado di modificare anche le pratiche religiose, incredibilmente anche quelle dei Paesi arabi, di solito i più rigidi al mondo in fatto di religione.

La tradizione più importante dell’islamismo, il pellegrinaggio alla Mecca, quest’anno sarà fortemente limitata. Di solito, durante il mese del Ramadan (22 agosto-22 settembre), centinaia di migliaia di fedeli si recano ogni anno nella città santa araba per adorare Allah. L’Arabia Saudita però ha deciso forti limitazioni. La zona sarà vietata alle persone che superano i 65 anni di età, ne hanno meno di 12, oppure hanno qualche problema di salute che potrebbe essere aggravato dal virus come diabete, ipertensione, cardiopatie, ecc. Inoltre ogni pellegrino dovrà mostrare il certificato medico che attesta il perfetto stato di salute e l’assenza di malattie croniche.

Nuova influenza: tiriamo le somme alla fine della prima ondata

I primi riscontri sull’emergere di una nuova pandemia del ceppo di influenza A H1N1 in Messico, sono stati pubblicati sulla rivista Science. I ricercatori del MRC Centre for Outbreak Analysis and Modelling at Imperial College di Londra, stanno lavorando in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità ed il Ministero della salute pubblica del Messico per valutare l’epidemia utilizzando i dati di fine di aprile. I loro principali risultati sono i seguenti:

I dati finora raccolti sono molto coerenti con quello che i ricercatori si aspettano di trovare nelle prime fasi di una pandemia. I ricercatori stimano che in Messico, l’influenza A H1N1 è stata fatale in circa 4 casi su 1.000, che fanno diventare questo ceppo di influenza letale quanto quello riscontrato nella pandemia del 1957. I ricercatori sottolineano che l’assistenza sanitaria è notevolmente migliorata nella maggior parte dei paesi dal 1957 ad oggi, e se non ci sono maggiori vittime è perché il mondo oggi è più preparato.

L’epidemia si pensa sia iniziata in Messico già dal 15 febbraio scorso. I dati suggeriscono che entro la fine di aprile circa 23.000 persone sono state infettate con il virus in Messico e 91 di queste sono morte a causa dell’infezione. Tuttavia, le cifre sono incerte perché alcuni casi miti non sono stati dichiarati. I numeri degli infetti potrebbero essere sotto le 6.000 persone o oltre le 32.000. L’incertezza sul numero di persone infettate in Messico, significa che il rapporto di mortalità dello 0,4% (4 morti su 1000) non può essere definitivamente stabilito. Il quadro comune di riferimento è che esso varia da 0,3% all’1,5%.

Influenza suina, 7 casi in Italia

Questa mattina vi abbiamo dato notizia del possibile sesto caso di influenza suina in Italia. Ora arriva la conferma che i casi italiani sono addirittura 7. Per la precisione uno riguarda una donna di Como di 48 anni che era tornata dal Messico nel periodo considerato “a rischio”, cioè tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Attualmente è ricoverata all’ospedale Sacco di Milano dove oggi è sottoposta alla terapia con antivirali.

Il secondo caso invece riguarda un uomo che con il Messico non aveva nulla a che fare, ma era tornato di recente da New York. E’ una novità visto che finora tutti i casi italiani provenivano dallo Stato focolaio dell’epidemia. Ha 40 anni, è un musicista, ed è stato ricoverato all’ospedale S. Matteo di Pavia. Le loro condizioni ancora non sono note. Tutto questo mentre in tutto il mondo si continua ad affermare che il pericolo ormai è passato e che, almeno fino al prossimo autunno, non ci dovrebbero essere più problemi di influenza suina.

Influenza suina, 2 miliardi di persone potenzialmente a rischio

foto: Ansa

Il livello di guardia si sta abbassando in tutto il mondo. Nuovi contagi non sembrano esserci, anche se nelle ultime 24 ore il numero dei casi riguardanti il virus A H1N1 sono saliti a quota 2.099, quasi 500 in più rispetto al giorno prima, mentre le morti accertate sono salite da 30 a 44. Ma intanto in Messico riaprono gli edifici pubblici ed in Europa tutti tirano un sospiro di sollievo perché sembra che per ora non compaiano nuovi casi.

Per ora, appunto. Secondo Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell’Oms, il virus potrebbe ritornare di nuovo e più forte di prima. Se questo dovesse accadere, e dovesse trovare il livello di allerta abbassato, c’è il pericolo di una possibile pandemia che riguarderebbe un terzo della popolazione mondiale, cioè circa due miliardi di persone.

Il rischio, come da più parti indicato nei giorni scorsi, riguarda il periodo appena successivo all’estate, quando i virus della nuova influenza potrebbe mescolarsi con il virus normale, e creare lo scompiglio tra la popolazione. Lo scenario è semplice da immaginare: al primo sintomo influenzale (ed in tutto il mondo le persone che lo avvertono ogni anno sono centinaia di milioni) ci si recherebbe subito in ospedale; la congestione sarebbe istantanea; i medici tenderebbero a sottovalutare l’entità del pericolo, ed infine i casi di decessi sarebbero innumerevoli.

Influenza suina, ecco cosa dobbiamo sapere

I titoli sull’influenza suina fanno presa in tutto il mondo. Essi sono già stati esportati in almeno tre continenti, facendo convincere mezzo mondo che effettivamente i suini c’entrino qualcosa. Ci sono così tante domande senza risposta che è difficile anche affrontare la questione: da dove proviene ? In che misura dobbiamo essere preoccupati? C’è la possibilità che diventi un grande, perenne problema di salute a livello mondiale? Queste sono le domande che in mezzo mondo oggi ci si pone. Quindi, ecco un veloce riepilogo su ciò che c’è da sapere sull’influenza suina, e che cosa si può fare per proteggersi da essa.

Al momento, si crede che l’influenza provenga da un virus suino trasferitosi sull’uomo, e che è difficile che colpisca lontano dal Messico: con decine di decessi accertati per la malattia, e con molti migliaia di ricoveri, il Paese può essere considerato l’attuale epicentro della malattia. Ci sono oltre 200 casi segnalati fuori dai due grandi Paesi colpiti (compresi gli Stati Uniti), di cui molti anche in Europa, che ha per ora rilevato solo casi miti e guaribili in pochi giorni.

Influenza suina, che cosa ci nascondono?

Stanno succedendo tante e troppe cose strane a proposito della cosiddetta febbre suina (che poi suina non è visto che non ha contagiato alcun maiale al mondo). Ieri è stata resa ufficiale la dicitura “Influenza A-H1N1” dal nome del virus, dopo che per oltre una settimana si è continuata a spargere la voce di un contagio dietro l’altro.

I numeri sono troppo contrastanti. Si era arrivati a 2.500 ricoverati, ma di questi solo poco più di 300 sono quelli sicuri del virus. Si parlava di oltre 150 morti, ed invece i decessi avvenuti con certezza a causa del A-H1N1 sono solo 15. Quello che è certo è che non si è fatto tutto come si doveva, e forse qualcuno all’Oms ha qualche grossa responsabilità.

Sembra di rivivere la storia del sismologo Giampaolo Giuliani dopo il terremoto. Miguel Angel Lezana, direttore del centro nazionale di epidemiologia in Messico, ha affermato pubblicamente di aver avvertito l’Oms che un virus si stava espandendo molto rapidamente nella capitale dello Stato del Centro America, ma anche fuori, e chiedeva di prendere provvedimenti 3 settimane prima dell’allarme.

Influenza dei maiali, Usa: “troppo tardi per controllarla”

Dopo la mucca pazza e l’influenza dei polli, il mondo sta per conoscere una nuova pandemia dovuta agli animali malati, l’influenza dei maiali. Iniziata in Messico da poche settimane si sta diffondendo a macchia d’olio, riuscendo già a superare il confine con gli Stati Uniti.

Si tratta di una malattia simile all’aviaria, in quanto diffondendosi tra i suini, ha già fatto delle vittime umane. Infatti, a differenza delle altre pandemie, in cui per qualche tempo c’è stato un sospetto se fosse possibile far passare il virus dall’animale all’uomo, stavolta non ci sono dubbi, dato che le prime morti sono già state accertate, come si è anche appurato che si tratta di un virus mutante, e quindi altamente contagioso.

Secondo il Governo messicano, sono circa un migliaio le persone finora accertate che sono state contagiate dall’influenza dei maiali. Di queste 20 sono i morti direttamente collegati alla malattia, e 40 le persone decedute di cui si sospetta il contagio. Tra gli altri 934 pazienti, ce ne sono molti in grave pericolo di vita, e non si riesce a fermare un’epidemia che si diffonde più velocemente del previsto.