C’è differenza tra vivacità e iperattività

Molto spesso da parte dei genitori c’è la paura che il proprio bambino sia iperattivo. Molto spesso infatti que­sti ultimi portano a valuta­zione diagnostica i propri figli con la specifica ri­chiesta di capire se il bambino ha tale distur­bo. Questo è oggi un ar­gomento molto dibattuto e spesso controverso ed è ripetutamente travisato da genitori ed insegnan­ti; argomento che spes­so incute timori e paure nelle figure che operano con bambini “esuberan­ti“.

Per tali motivi oggi si è voluto trac­ciare una distinzione tra vivacità ed iperattività; di­stinzione che ci auguriamo possa essere d’aiuto per comprendere al me­glio se si ha a che fare con un bambino portato­re di un disagio specifico oppure con un bambino semplicemente energi­co. Per iniziare a tracciare la prima definizione dob­biamo chiederci innanzi­tutto cosa è l’ADHD? La parola ADHD significa let­teralmente Attention Defi­cit Hyperactivity Disor­der, che in lingua italiana diventa “Disturbo da Defi­cit di Attenzione e lperattività“. Tale sindrome por­ta il bambino iperattivo ad essere un bambino estremamente ingestibile, impulsivo e con un controllo inadeguato dell’attività motoria.

Il bambino affetto da ADHD (acronimo di di­sturbo da deficit di atten­zione ed iperattività) è un bambino che ha visibilmente difficoltà di atten­zione e concentrazione, di controllo degli impulsi durante le attività. Questi problemi derivano so­stanzialmente dall’ inca­pacità del bambino di regolare il proprio compor­tamento in funzione del trascorrere del tempo, de­gli obiettivi da rag­giungere e delle richieste dell’ambiente. Molto spesso le aree più compromesse sono quelle delle relazioni sociali poi­ché i bambini ADHD rice­vono minori apprezza­menti e maggiori rifiuti dai loro compagni es­sendo spesso aggressi­vi, dicendo frasi negative nei confronti dei pari, non essendo collaboranti e cooperativi.

Deficit di attenzione con iperattività

Il Disturbo da Deficit di attenzione con Iperattività fu identificato e studiato per la prima volta agli inizi del 1900. Sulla base di evidenze genetiche e neuro-radiologiche è oggi giustificata la definizione psicopatologica del disturbo quale disturbo neurobiologico della corteccia prefrontale e dei nuclei della base che si manifesta come alterazione nell’elaborazione delle risposte agli stimoli ambientali. Anche il neurotrasmettitore dopamina, responsabile chimico della capacità di concentrazione delle emozioni positive e dei sentimenti di felicità, è coinvolto nell’attività cerebrale che differenzia una persona con DDAI.

Per poter fare una diagnosi di DDAI con iperattività, oltre a disattenzione, impulsività e mancanza di autocontrollo bisogna osservare i seguenti elementi:

  • Il bambino è irrequieto, muove mani e piedi, si dimena sulla sedia;
  • Il bambino spesso lascia il proprio posto in classe o in altre situazioni in cui si deve stare seduti;
  • Il bambino scorrazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui questo comportamento è fuori luogo;
  • Il bambino presenta difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo;
  • Il bambino spesso è sotto pressione o agisce come se avesse un “motore interno”;
  • Il bambino parla eccessivamente.