L’alfa-sarcoglicanopatia è una rara forma di distrofia muscolare genetica causata da mutazioni nel gene che codifica per la proteina alfa-sarcoglicano. A che punto si è con potenziali terapie?

Cosa è la alfa-sarcoglicanopatia
Ricordiamo che questa proteina è una componente essenziale della membrana delle cellule muscolari e ha il compito di dare stabilità alla membrana durante la contrazione del muscolo. Senza di essa, la membrana diventa fragile e facilmente danneggiabile, con conseguente attivazione di processi infiammatori e progressiva degenerazione delle fibre muscolari.
La malattia è legata a una ereditarietà autosomica recessiva: ciò significa che per manifestarsi è necessario ereditare una copia difettosa del gene da ciascun genitore. Clinicamente, l’alfa-sarcoglicanopatia si manifesta tipicamente in età infantile, con debolezza muscolare progressiva dei muscoli dei cingoli (pelvico e scapolare) e, nei casi più gravi, con il coinvolgimento dei muscoli respiratori.
In assenza di trattamenti specifici, la malattia può portare alla perdita dell’autonomia motoria e a complicazioni respiratorie che compromettono la qualità e l’aspettativa di vita. Per molto tempo non è esistita una terapia mirata per l’alfa-sarcoglicanopatia. Gli approcci tradizionali si limitavano a trattamenti di supporto e riabilitativi, volti a mantenere la mobilità e a prevenire complicanze secondarie come deformità articolari o scoliosi.
Anche alcuni tentativi di terapia genica erano stati esplorati, inserendo copie del gene dell’alfa-sarcoglicano in vettori virali (come adenovirus), ma mancano ancora prove solide di efficacia e sicurezza sufficienti per una loro applicazione clinica diffusa
Possibilità terapeutiche di trattamento

Un progresso importante degli ultimi mesi proviene da un ampio studio multicentrico internazionale, con forte contributo italiano, che ha analizzato la biologia molecolare dell’alfa-sarcoglicanopatia nei pazienti. Questa ricerca ha evidenziato che, nelle forme più gravi della malattia, c’è una marcata attivazione di processi infiammatori simile a quella osservata nella distrofia muscolare di Duchenne.
Questa somiglianza ha aperto prospettive terapeutiche importanti: i farmaci corticosteroidi, già utilizzati per la Duchenne per ridurre l’infiammazione e rallentare la perdita muscolare, potrebbero avere un ruolo anche nell’alfa-sarcoglicanopatia grave- Aiutando quindi a rallentare la progressione della malattia e a preservare funzione muscolare.
Tale approccio è ancora oggetto di studio e dovrà essere confermato in contesti clinici più ampi, ma rappresenta una prima concreta possibilità di trattamento farmacologico per pazienti che finora erano privi di opzioni specifiche.
Oltre a questo, la ricerca si sta muovendo su altri fronti. Una via terapeutica esplorata preclinicamente riguarda la modulazione della fibrosi muscolare, cioè la sostituzione progressiva del tessuto muscolare con tessuto fibroso e adiposo che compromette la funzione del muscolo. In modelli animali di alfa-sarcoglicanopatia, l’utilizzo di farmaci come nintedanib ha mostrato la capacità di ridurre la fibrosi e l’infiammazione e di migliorare la funzione muscolare.