La perfusione a caldo è una delle innovazioni più interessanti nel campo del trapianto di organi. Cerchiamo di capire di cosa si sta parlando e di come funziona.

Come funziona la perfusione a caldo
Si tratta di una tecnica che consente di mantenere un organo in condizioni il più possibile simili a quelle fisiologiche, cioè vicine a quelle del corpo umano, dopo che è stato prelevato da un donatore e prima che venga trapiantato nel ricevente.
Tradizionalmente, gli organi destinati al trapianto vengono conservati a basse temperature, immersi in soluzioni speciali e mantenuti in ghiaccio. Questo metodo rallenta il metabolismo cellulare e riduce il consumo di ossigeno, ma non lo azzera completamente. Con il passare delle ore, le cellule possono subire danni dovuti alla mancanza di ossigeno e nutrienti. Questo fenomeno prende il nome di ischemia e può compromettere la qualità dell’organo, soprattutto se i tempi di trasporto sono lunghi.
La perfusione a caldo, chiamata anche perfusione normotermica, cambia prospettiva. Invece di “mettere a riposo” l’organo con il freddo, lo si mantiene a una temperatura simile a quella corporea, intorno ai 37 gradi. Attraverso un macchinario dedicato, l’organo viene collegato a un circuito che pompa una soluzione ricca di ossigeno e nutrienti, spesso contenente sangue o sostituti del sangue. In questo modo, il tessuto continua a ricevere ciò di cui ha bisogno per funzionare.
Uno dei vantaggi principali di questa tecnica è la possibilità di valutare meglio l’organo prima del trapianto. Un fegato, un cuore o un rene collegati a un sistema di perfusione a caldo possono essere monitorati in tempo reale.
I medici possono osservare parametri come il flusso sanguigno, la produzione di bile nel caso del fegato o la capacità di contrazione nel caso del cuore. Questo consente di capire se l’organo è davvero idoneo al trapianto e riduce il rischio di complicanze dopo l’intervento.
Le casistiche di utilizzo

La perfusione a caldo è particolarmente utile quando si utilizzano organi provenienti da donatori cosiddetti “a criteri estesi”, cioè con caratteristiche che in passato avrebbero potuto portare a scartarli. Grazie a questa tecnologia, organi che un tempo non sarebbero stati considerati sufficientemente sicuri possono essere recuperati e utilizzati con buone probabilità di successo. In un contesto in cui la domanda di organi supera di gran lunga la disponibilità, questo rappresenta un grande passo avanti.
Nei centri trapianti più avanzati, come quelli presenti in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti, la perfusione a caldo sta diventando sempre più diffusa. Anche in Italia, strutture di eccellenza coordinate dal Centro Nazionale Trapianti stanno promuovendo l’adozione di tecniche innovative per migliorare i risultati dei trapianti.
La perfusione a caldo non è solo una nuova modalità di conservazione degli organi, ma permette di preservare meglio la funzionalità degli organi, di valutarli con maggiore precisione e di ampliare il numero di trapianti possibili, offrendo nuove speranze ai pazienti in lista d’attesa.