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Punture d’insetti: zanzara comune, zanzara tigre e pappatace

Quella delle punture di zanzara comune e del pappatace è un evenienza pressoché quotidiana alle nostre latitudini. Il pomfo pruriginoso che la loro puntura determina è tuttavia poco più che un fastidioso contrattempo: basta applicare tempesti­vamente sulla parte interessata un gel all’oxatomide o una crema alla calamina per limitarne drastica­mente i sintomi. Ben diversi gli effetti della puntura della zanzara tigre . Questo in­setto (che deve il suo nome all’aspetto a strisce bian­che su fondo nero) è originario del sud-est asiatico, ma a causa della sua straordinaria capacità di adat­tamento, ha da tempo fatto la sua comparsa anche in Brasile, in Messico e negli Stati Uniti.

Da quest’ultimo paese è infine giunta in Europa ed in Italia con alcune partite di pneumatici usati, diffondendosi rapidamente nelle nostre città e riproducendosi nei sottovasi dove v’è acqua ristagnante. La zanzara tigre è ben più ag­gressiva di quella comune: le sue punture, rapide e ripetute, prendono di mira soprattutto le caviglie, dove provocano vistosi pomfi, in genere più grandi e fasti­diosi di quelli della zanzara comune. Per alleviarne i sintomi, si consiglia di disinfettare la zona colpita, fare impacchi con ghiaccio ed applicare un gel antistaminico o cortisonico.

In alcuni casi è op­portuno consultare il dermatologo, che provvederà a prescrivere tali farmaci per via generale. Contrariamente a quanto si pensi, in Italia la puntura di questa zanzara non sembra, almeno al momento provocare la trasmissione di gravi patologie infettive. Le punture di imenotteri (api, vespe e calabroni) provocano improvviso dolore e gonfiore nella sede colpita, solitamente un’area di cute scoperta; può tal­volta associarsi un’eruzione orticarioide diffusa.

Indi­vidui allergici al veleno di imenotteri possono anche andare incontro ad uno shock anafilattico dramma­tico, non di rado mortale. Che fare in questi casi? Lavate accuratamente con acqua e sapone la parte interessata. Individuate e rimuovete con delicatezza il pungiglione dell’insetto, servendovi di una lama di coltello (attenzione: usatela non di taglio, ma raschiando tangenzialmente) in caso di necessità, anche una carta di credito può fungere allo scopo.

Non tentate viceversa di spremere la pelle attorno al pungiglione nel tentativo di farlo fuoriuscire: non fareste che favorire l’entrata in circolo del veleno. Applicate quindi impacchi di acqua ghiacciata a per­manenza ed avviatevi al Pronto Soccorso più vicino per un’eventuale profilassi antitetanica. Se malauguratamente dovessero manifestarsi sintomi generali di shock (malessere, perdita dei sensi, etc.) occorrerà chiamare un’ambulanza e nel frattempo praticare al malcapitato le manovre di primo pronto soccorso (respirazione bocca-a-bocca, massaggio cardiaco). Gli individui a rischio di shock anafilattico dovreb­bero portare sempre con sé una fiala di cortisone o meglio, di adrenalina da iniettare sottocute in caso di necessità.

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