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Autismo, bambino rifiutato da centro estivo

Una triste storia di disabilità ed in qualche modo di discriminazione sanitaria dettata dalla mancanza di risorse. E’ così che può essere definita la storia del bambino di 8 anni che questo anno si è visto negare il centro estivo di quartiere per via della mancanza di fondi necessari ad assicurargli la presenza di un operatore di sostegno.

La denuncia dei fatti è arrivata direttamente da Marco Bonanni, padre del bambino, con l’aiuto dell’Associazione “Autismo e Futuro”.

Il bimbo, riconosciuto invalido al 100% e affetto da sindrome autistica, da qualche anno frequentava il centro estivo coadiuvato da un operatore di sostegno per affrontare le diverse attività previste. Quest’anno la doccia fredda: non ci sono i fondi. E non solo, il minore è stato ritenuto, dallo stesso centro da lui frequentato per anni “non integrabile con gli altri”.

Una dicitura che lascia perplessi, spiegano dall’associazione, dato che il piccolo, dal punto di vista medico, per un miglioramento dei suoi disturbi avrebbe proprio bisogno di integrazione sociale  e di partecipare ad attività ricreative. Spiegano da Autismo e Futuro:

Siamo di fronte quindi alla negazione di un diritto, un diritto per di più sancito dall’Art. 3 della Costituzione, che enuncia espressamente il dovere dello Stato nel rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano l’eguaglianza dei cittadini, e che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana.

Anche per questo motivo, il padre del bambino ha deciso di non lasciar correre questo episodio e rivolgersi ad un avvocato,  per tutelare i diritti di suo figlio. In tal senso una diffida legale è già stata presentata nei confronti del municipio romano.

Continua l’associazione:

Tutti noi cittadini siamo chiamati a pagare le tasse, che servono anche all’assistenza di chi è in situazioni di fragilità. Spesso giornali, internet e televisioni riferiscono situazioni di estremo disagio in cui si vengono a trovare persone con disabilità  a volte con esiti perfino drammatici.

E conclude:

In questi casi le Istituzioni, quelle stesse che negano assistenza e sostegno alle famiglie che ne hanno bisogno, sono le prime a stigmatizzare e ad esprimere profondo rammarico. Ma riteniamo più utile che le Istituzioni abbiano, in primo luogo, la piena consapevolezza del proprio ruolo e quindi dei servizi che sono chiamati a gestire e realizzare, e pertanto sappiano che, venendo meno questi impegni, ai cittadini non rimane che ricorrere, come ultima istanza, alle vie legali.

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Fonte: Roma Today

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