Diabete, primo pancreas artificiale in Usa

Primo pancreas artificiale per il trattamento del diabete: la Food and Drug Administration (Fda), l’agenzia americana che regola i farmaci, lo ha approvato ed ecco dunque che i malati di diabete in Usa potranno beneficiarne. In particolare questo apparecchio è stato pensato e messo appunto per la cura del diabete giovanile, patologia che negli Stati Uniti è in forte aumento.

Diabete bambini e misurazione glicemia a distanza (VIDEO)

Il diabete nei bambini deve poter essere sinonimo di misurazione della glicemia a distanza. Una soluzione esiste ed in Italia è accessibile con l’aiuto della Deebee Onlus, la quale, grazie anche all’aiuto di testimonial famosi come Neri Marcorè, sta provvedendo alla diffusione dell’uso di sensori che consentano di tenere sotto controllo importanti parametri.

Diabete mellito tipo 1 e 2: sintomi iniziali, cause e dieta


Con il termine diabete mellito (o semplicemente diabete) ci riferiamo a un gruppo di patologie che, se non curate, conducono all’iperglicemica, ovvero all’eccesso dei livelli di glucosio (zucchero) nel sangue. Distinguiamo diabete mellito di tipo 1 e diabete mellito di tipo 2. Quest’ultimo è indubbiamente il più diffuso (circa 9 casi su 10) e colpisce quasi esclusivamente i pazienti con più di 40 anni. Il diabete mellito di tipo 1, invece, non è legato all’età ed è classificabile come malattia autoimmune perché diretta conseguenza di una reazione autoimmunitaria che porta alla mancata produzione di insulina.

Diabete di tipo 1, in arrivo il vaccino?

 

Contro il diabete di tipo 1 è stato sperimentato con successo il primo vaccino. La scoperta è merito dei ricercatori della Stanford University School of Medicine, che hanno testato il vaccino su 80 pazienti. Il diabete giovanile è una patologia autoimmune, con esordio in età pediatrica e adolescenziale.

Diabete: ecco il video shock che divide le associazioni.

Lo spot pubblicitario della Fondazione Italiana Diabete Onlus, per sostenere la ricerca con la donazione del 5 per mille, ha suscitato molte polemiche tra le associazioni che si occupano della raccolta fondi e delle iniziative tese a sostenere chi viene colpito da questa malattia. Uno spot troppo forte nei contenuti, affermano alcuni, che solleva la questione sull’efficacia del messaggio: un bambino con una maschera, un volto di adulto, che vive una vita apparentemente normale. A casa la madre (che rappresenta la ricerca scientifica) gli toglie la maschera, e l’immagine sfuma sul piccolo senza che si riesca  a vedere il suo vero volto, simbologia dell’inesistenza di una cura alla sua malattia, il diabete mellito di tipo 1.

Malattie autoimmunitarie, eccesso calorico fattore di rischio

Un recente studio pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Immunity fa luce su un ulteriore fattore di rischio delle malattie autoimmunitarie: l’eccesso calorico.
A realizzarlo un’équipe di ricercatori Ieos-Cnr, coordinata da Giuseppe Matarese del Laboratorio di Immunologia, presso l’Istituto di endocrinologia e oncologia sperimentale del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli.

L’organismo affetto da malattie autoimmunitarie e infiammatorie croniche è interessato dalla distruzione dei costituenti e degli organi provocata dalla reazione dello stesso sistema immunitario. Ne sono un esempio patologie, più o meno diffuse ma tutte tristemente note, come il diabete giovanile, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide.

Enterovirus e diabete giovanile, scoperta un’associazione

Il diabete giovanile è una piaga che mina pesantemente la qualità della vita di un numero sempre maggiore di bambini. Pensate che solo negli Stati Uniti si contano 13.000 nuovi casi ogni anno, ma è un po’ il dramma e la nuova epidemia di tutti i Paesi occidentali, inclusa l’Italia. Nel diabete di tipo 1 il sistema immunitario del paziente è attivato per distruggere lentamente le cellule beta che producono insulina nel pancreas. Le persone che ne sono affette devono sottoporsi a terapia insulinica per tutta la vita.

La ricerca si interroga da tempo sulle cause scatenanti l’insorgenza della malattia ed alle ipotesi già formulate in precedenza, e dopo aver ormai accertato la predisposizione genetica, ora va ad aggiungersi un altro tassello ai fattori di rischio composto da un recente studio effettuato da un’équipe di ricercatori italiani.
Si tratta dell’associazione individuata dagli esperti tra l’infezione da enterovirus e la diagnosi di diabete di tipo 1 nei bambini.

Trapianto di pancreas: col robot Da Vinci è la prima volta al mondo

Un trapianto di pancreas eseguito per la prima volta al mondo con l’ausilio del robot Da Vinci. E’ accaduto a Pisa ed è servito per salvare la vita ad una donna di 43 anni, affetta da diabete giovanile (o diabete di tipo 1). In genere l’intervento tradizionale è molto rischioso perché altamente invasivo: dura tra le 4 e le 5 ore e si effettua attraverso un taglio lungo tutto l’addome. Questo tipo di  trapianto comporta molti rischi, anche per la fragilità del paziente che vi si sottopone, provato dal diabete. Nel 50% dei casi purtroppo si assiste a serie complicanze post operatorie.

La signora sottoposta all’intervento in questione è stata dimessa già da qualche giorno, dopo un mese di normale decorso post chirurgico. I rischi peggiori sembrano dunque essere finalmente scongiurati utilizzando Da Vinci. Ma come? Il robot rappresenta l’ultima generazione della chirurgia mininvasiva e laparoscopica. Grazie al suo utilizzo l’operazione è durata tre ore ed è stata caratterizzata da piccoli buchi sull’addome (tipici della laparoscopia e necessari al passaggio degli strumenti) e da un taglio di soli 7 centimetri attraverso cui far passare il nuovo organo (un pancreas prelevato da donatore cadavere).