Proteggere il cervello, ecco come

Proteggere il cervello sareebbe utile per prevenire, o ritardare, la comparsa di malattie neurodegenerative. In occasione della Settimana mondiale del cervello, coordinata dalla European Dana Alliance for the Brain in Europa e dalla Dana Alliance for Brain Initiatives negli Stati Uniti, i più grandi esperti hanno dato consigli sul da farsi per proteggere il cervello.

Sla, Ezio Bosso a Sanremo emoziona tutti (VIDEO)

Ezio Bosso è stato il vero protagonista della seconda serata di Sanremo 2016: malato da qualche anno di Sla, patologia neurodegenerativa per la quale purtroppo non esiste ancora cura, il pianista italiano famoso in tutto il mondo ha dato dimostrazione di quanto anche una malattia seria come quella di cui soffre non sia stata in grado di fermare la sua passione sfrenata per la musica. E il video della performance di Ezio Bosso al Festival sta facendo il giro del web, a dimostrazione che la musica va oltre ogni cosa e arriva laddove sembrerebbe non poter arrivare.

Alzheimer Cafè, per affrontare la malattia con il sorriso

Ad oggi gli Alzheimer Cafè sono circa duecento in tutta Europa, e tutti hanno un unico obiettivo: quello di promuovere la socializzazione tra i malatti di Alzheimer che inevitabilmente, proprio a causa di questa malattia neurodenegenerativa, incontrano più di una difficoltà nell’affrontare la vita quotidiana dalle piccole alle grandi cose. Gli effetti benefici di questi locali sulla sfera psicologica del malato di Alzheimer sono tantissimi.

Settimana Mondiale del Cervello, dal 16 al 22 marzo

Prende il via oggi la Settimana Mondiale del Cervello promossa in Europa dalla European Dana Alliance for the Brain e in Italia, dal 2010, dalla Società Italiana di Neurologia: un appuntamento importante (16-22 marzo) che quest’anno ruoterà intorno al tema Nutrire il cervello. Dieta e malattie neurologiche.

Malattia di Huntington, arriva terapia innovativa

La malattia di Huntington è una patologia neurodegenerativa che colpisce i neuroni del sistema extrapiramidale. Rientrante nella famiglia delle “sindromi ipercinetiche”, essa provoca movimenti incontrollati, disturbi emotivi e la perdita delle capacità cognitive. Una nuova terapia basata sull’impianto di un dispositivo intracranico sembrerebbe promettere notevoli miglioramenti per la vita dei malati.

Parkinson, la speranza arriva dalle cellule staminali embrionali

Contro il Parkinson, una patologia di carattere neurodegenerativo, seconda solo al morbo di Alzheimer, è in arrivo una nuova tecnica in grado di trasformare le cellule staminali degli embrioni umani in neuroni capaci di sostituire quelli distrutti dalla malattia. A sostenerlo, è uno studio statunitense pubblicato su Nature, e co-finanziato dal consorzio europeo di ricerca NEuroStemCell.

Malattie neurodegenerative: a maggio “Adotta una cellula”

Adotta una cellula“, è la campagna di informazione e di raccolta fondi promossa dall’Irccs Casa sollievo della sofferenza opera di San Pio da Pietrelcina, in collaborazione con l’associazione Neurothon Onlus, la Fondazione cellule staminali e la diocesi di Terni Narni e Amelia, a favore della ricerca sulle cellule staminali cerebrali per la cura delle malattie neurodegenerative, come la sclerosi multipla, la Sla, e il morbo di Alzheimer.

La campagna, infatti, mira da un lato a sensibilizzare l’opinione pubblica verso le malattie neurodegenerative, per le quali ancora non esistono delle cure risolutive, e dall’altro, a raccogliere fondi da investire nella ricerca sull’impiego delle cellule staminali cerebrali.

Parkinson: la nuova cura italiana con le staminali

Sta per partire una nuova sperimentazione con le cellule staminali per la cura del Parkinson, o per essere più precisi di una patologia che rientra tra i cosiddetti parkinsonismi: la PSP, ovvero la Paralisi Sopranucleare Progressiva. Ma vediamo nel dettaglio. Il trial clinico si avvierà tra un paio di mesi, popola necessaria definitiva autorizzazione dell’ Iss (Istituto Superiore di Sanità) e coinvolgerà 20 pazienti over 40, con diagnosi di PSP e farmaco-resistenti. Il tutto nasce e si svilupperà in Italia. Lo studio è stato infatti promosso dalla Fondazione Grigioni/Istituti Clinici di Perfezionamento e dalla Cell Factory “Franco Calori” della Fondazione IRCCS Cà Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Trade union di queste istituzioni il prof. Gianni Pezzoli, Direttore del Centro Parkinson di Milano, nonché Presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani che spiega:

Poco sonno incrementa il rischio di contrarre l’Alzheimer

L’insonnia cronica nei topi permette che le placche dell’Alzheimer appaiano prima e più spesso nel cervello. Ad affermarlo sono stati i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis sulla rivista Science Express. Hanno inoltre scoperto che l’orexina, una proteina che aiuta a regolare il ciclo del sonno, sembra essere direttamente coinvolta in questo aumento.

Le malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, spesso interrompono il sonno. Le nuove scoperte sono solo alcune delle prime indicazioni che la perdita di sonno potrebbe svolgere un ruolo nella genesi di tali disturbi. Spiega l’autore senior David M. Holtzman:

L’orexina o composti che interagiscono con lei possono diventare nuovi bersagli farmacologici per il trattamento del morbo di Alzheimer. I risultati suggeriscono inoltre che è necessario dare priorità alla cura dei disturbi del sonno non solo per i loro numerosi effetti acuti, ma anche per i potenziali impatti a lungo termine sulla salute del cervello.

Il laboratorio di Holtzman usa una tecnica chiamata microdialisi in vivo per monitorare i livelli di beta amiloide nel cervello di topi geneticamente modificati affetti dal morbo Alzheimer. Il beta amiloide è un frammento di proteina, componente principale delle placche dell’Alzheimer. Jae-Eun Kang, un post-dottorato nel laboratorio Holtzman, notò che nel cervello dei topi i livelli di beta amiloide salivano e scendevano in associazione con il sonno e la veglia, sempre nella notte, quando i topi sono per lo più svegli, e diminuivano durante il giorno, quando dormivano.