Il parto naturale rinsalda il legame madre-bambino

Lungi da noi aprire polemiche sulle personali scelte che spingono molte madri oggi a scegliere il taglio cesareo come metodo per far venire alla luce il proprio bambino. Nè tantomeno si vuole affermare che le mamme che optano per un parto naturale siano migliori delle altre.
L’istinto materno è innato nella donna e non dipende certamente dalle modalità del parto, ma è legato bensì alle dinamiche riproduttive caratteristiche della specie umana intesa come appartenente ai mammiferi.

Tuttavia una differenza nel rapporto tra mamme e neonati dipendente proprio dal metodo scelto per il parto è stata rilevata dai ricercatori dell’Università di Yale e consiste nella diversa sensibilità e capacità di reazione delle mamme al pianto del proprio bambino.
Ai risultati della ricerca, le madri che partoriscono naturalmente sono risultate più sensibili ai vagiti dei neonati rispetto a quelle che avevano scelto il parto cesareo.

Parto cesareo: ecco gli indicatori per prevederlo


E’ possibile prevedere il rischio di parto cesareo a termine in base alla lunghezza della cervice uterina misurata nelle fasi intermedie della gravidanza. Lo afferma uno studio pubblicato da Gordon Smith e colleghi sul New England Journal of Medicine. Nei Paesi sviluppati il numero di parti cesarei è cresciuto notevolmente negli ultimi anni. In Italia, per esempio, nonostante la maggior parte delle donne riferisca di preferire il parto naturale, il numero di cesarei è triplicato nel giro di vent’anni: si è passati infatti dall’11% circa del 1980 al 33% circa nel 2004. Ma quali sono le motivazioni cliniche che spingono i medici a optare per un parto cesareo a termine in donne primipare?

La principale è senza dubbio la distocia, ovvero le difficoltà che insorgono durante la progressione del travaglio e per le quali sono stati identificati diversi fattori di rischio: obesità, età avanzata della madre e parto dopo la quarantesima settimanali. Circa l’80% degli interventi cesarei intraparto (ovvero decisi a travaglio già iniziato) viene effettuato a causa di una progressione non corretta della dilatazione cervicale e a mancanza di contrazioni, a volte associata a sofferenza fetale. In particolare è noto che la cervice uterina subisce dei cambiamenti tipo fisiologico e biochimico nelle settimane precedenti l’inizio del travaglio e, per esempio, una cervice corta nelle fasi intermedie della gestazione è associata a un aumento del rischio di parto prematuro.