Depressione: colpisce di più le donne precarie

La depressione colpisce di più le donne che lavorano. Specialmente se precarie. Ad indicarcelo è una indagine condotta a livello europeo in materia, che ha coinvolto nell’analisi circa 7mila italiani e 57mila persone tra Francia, Regno Unito e Spagna. Lo scopo di tutto ciò era comprendere appieno dove e come questo malessere psicologico colpisse attualmente, al fine di mettere a punto degli approcci terapeutici migliori.

Depressione, a rischio chi si vanta di cose non vere

Depressione, una malattia sempre più diffusa che si presenta sotto diverse forme e per cause anche molto distanti tra loro. Oggi, come hanno evidenziato numerosi studi, si può cadere nel suo tunnel per i motivi più disparati: a causa del precariato, dello stress, della vita da pendolari, della dipendenza dalle nuove tecnologie, per via delle brutte notizie che viaggiano alla velocità della luce, angosciando le persone ad ogni ora tramite Internet, la tv e gli smartphone.

Quali analisi del sangue per la diagnosi di depressione?

La ricerca scientifica procede a grandi passi nello studio delle malattie mentali, depressione in primis, eppure non esiste ancora un’analisi del sangue in grado di identificare specificatamente la malattia, ancora cioè non è stato individuato alcun marker specifico. Per fare la diagnosi di depressione esiste solo una visita medica accurata basata anche sulle storie personali ed i sintomi, all’interno di alcune linee guida.

Le cause della depressione

La depressione è un male molto comune e spesso se ne parla, anche a sproposito. Questo anche perché è difficile capirne i meccanismi che ne sono alla base, le cause originali e quelle scatenanti i sintomi. In passato, si pensava banalmente a fragilità emotiva, vista anche la frequenza d’insorgenza di tale patologia fra le donne (che si ammalano di depressione due volte in più rispetto agli uomini). Oggi sappiamo che le cose sono diverse: che le cause sono altre, numerose e spesso interagiscono tra loro.

Come si fa la diagnosi di depressione?

La parola depressione ormai si usa con una certa disinvoltura, almeno rispetto al passato. Forse se ne abusa anche, scambiando questa seria patologia per una passeggera malinconia. Abbiamo già visto quale è la differenza tra tristezza e depressione, ma in concreto, come è possibile capire se si è effettivamente malati? Come si fa una precisa diagnosi di depressione? Un passo fondamentale per il corretto utilizzo dei farmaci antidepressivi, che, non dimentichiamolo, possono avere seri effetti collaterali.

La depressione è maggiore nelle donne che vogliono “fare tutto”

La depressione avanza sempre di più nelle donne, specie in quelle che vogliono ad ogni costo fare tutto e bene: essere una donna in carriera, una mamma perfetta e presente, una casalinga ineccepibile ed una moglie sempre carina e gioiosa, oltre che un’amica insostituibile. Ho dato un nome a questa situazione che conosco molto bene e so essere frequente: la “sindrome di wonder woman”! Ebbene, secondo uno studio presentato nei giorni scorsi durante il Congresso annuale della American Sociological Association che si è svolto a Las Vegas, tali “super-donne” hanno tassi di depressione più elevati rispetto alle donne lavoratrici che invece “lasciano correre” sulle responsabilità domestiche.

Depressione in gravidanza, fa male anche al bambino

I bambini nati da madri depresse durante la gravidanza hanno più alti livelli di ormoni dello stress, diminuzione del tono muscolare e altre differenze neurologiche e comportamentali scoperte in un nuovo studio americano.

Le due possibilità sono che [i bambini] siano sia più sensibili allo stress e rispondono più energicamente ad esso, o che siano meno in grado di arrestare la loro risposta allo stress

ha sintetizzato la ricercatrice Dr.ssa Delia M. Vazquez, docente di psichiatria e pediatria presso l’Università del Michigan School of Medicine. Lei e i suoi colleghi hanno esaminato l’associazione tra la depressione nelle donne in gravidanza e lo sviluppo del sistema neuroendocrino nei bambini, quello che controlla la risposta allo stress del corpo, ma anche l’umore e le emozioni.

Depressione, un aiuto dalla dieta vegetariana

La depressione, il male oscuro, silenzioso, che in Italia stenta a trovare il giusto riconoscimento come malattia e viene spesso sottovalutato, con le conseguenze che ben conosciamo e leggiamo nei trafiletti di cronaca nera, potrebbe essere combattuta a tavola. O almeno questo è quanto afferma una recente ricerca, condotta da un’équipe di ricercatori giapponesi del National Center for Global Health and Medicine di Tokyo.

Gli studiosi, guidati dal dottor Akiko Nanri, affermano che nutrirsi, meglio se in via esclusiva, di vegetali aiuta a contrastare l’insorgenza della depressione. La dieta vegetariana, oltre a svolgere un ruolo preventivo, allevierebbe i sintomi depressivi in chi già ne soffre. Spazio dunque a soia, funghi, frutta e verdura sulle nostre tavole.

Olio di fegato di merluzzo contro la depressione: i benefici degli Omega 3 sull’umore

Esisterebbe un’associazione tra l’impiego dell’olio di fegato di merluzzo ed i sintomi depressivi.
Studi clinici hanno indicato che gli Acidi Grassi omega-3 sono una valida terapia della depressione.
Ricercatori della University of Bergen in Norvegia hanno valutato l’associazione tra l’assunzione di olio di fegato di merluzzo, ricco di Acidi Grassi omega-3 ed i sintomi di depressione e di ansia nella popolazione.

Sono stati analizzati i dati dell’Hordaland Health Study, un’indagine condotta in Norvegia su 21835 soggetti di due gruppi di età compresi tra i 40 e i 49 anni ed i 70-74 anni.
I sintomi della depressione e dell’ansia sono stati misurati mediante l’ Hospital Anxiety and Depression Scale ( HADS ).
Tra i partecipanti, l’8,9% aveva usato giornalmente l’olio di fegato di merluzzo.