L’invidia? Peggio di una storta al piede

Quante volte, vedendo qualche vostro collega, o quel conoscente che tanto vi sta antipatico, raggiungere un obiettivo a cui voi puntate da tempo, vi viene voglia di spaccare il mondo? E quante volte arrivate ad arrabbiarvi talmente tanto da stare male? Non vi preoccupate, non è nulla di strano, il nostro cervello la considera una cosa normale.

Una recente ricerca giapponese, pubblicata su Science, ha dimostrato come i sentimenti come l’invidia, o al contrario la soddisfazione che proviamo quando ad una persona antipatica va male qualcosa, sono identici alle sensazioni fisiche percepite dal cervello nel momento in cui, ad esempio, ci si sloga una caviglia, oppure si mangia della cioccolata.

Bullismo, la violenza accende di piacere il cervello dei giovanissimi

Il fenomeno del bullismo, che ci ha abituato a considerare abitudinari gli assurdi episodi di violenza e soprusi ai danni dei più deboli perpetrati da compagni di scuola e di giochi più furbi e forti, ha finalmente trovato una spiegazione scientifica, grazie al primo studio sulle cause di questo tipo di disturbo comportamentale e relazionale.
Ad effettuare la ricerca che fa luce sulle motivazioni che spingono i bulli ad agire sconsideramente, abusando del loro potere sui coetanei o sui più piccoli, un lavoro di analisi della University of Chicago che è stato compiuto da Jean Decety.

Stando a quanto si evince dai risultati della ricerca, sembrerebbe che nel cervello dei bulli e dei teppisti in erba si accenderebbero i centri del piacere, proprio nel momento in cui si compiono azioni malvagie ai danni altrui come soprusi, vessazioni, piccoli ricatti, violenza fisica e verbale.

Hai uno spirito avventuroso? Questione di neuroni

Secondo uno studio britannico, realizzato dai ricercatori del Wellcome Trust Center for Neuroimaging dello University College di Londra e pubblicato sulla rivista Neuron l’attrazione per tutto ciò che è nuovo e, di conseguenza, l’amore per la scoperta e lo spirito di avventura vengono regolati da una precisa area del cervello: il cosiddetto striato ventrale.

Come spesso accade in questo tipo di protocolli sperimentali i ricercatori si sono avvalsi di un “gioco” e della risonanza magnetica funzionale per monitotare l’attività cerebrale dei soggetti coinvolti e registarne le variazioni in risposta a stimoli precisi. A ciascuno di essi sono state infatti mostrate delle carte, a ciascuna delle quali corrispondeva una ricompensa in denaro.