Bullismo, la violenza accende di piacere il cervello dei giovanissimi

di Redazione 2

Il fenomeno del bullismo, che ci ha abituato a considerare abitudinari gli assurdi episodi di violenza e soprusi ai danni dei più deboli perpetrati da compagni di scuola e di giochi più furbi e forti, ha finalmente trovato una spiegazione scientifica, grazie al primo studio sulle cause di questo tipo di disturbo comportamentale e relazionale.
Ad effettuare la ricerca che fa luce sulle motivazioni che spingono i bulli ad agire sconsideramente, abusando del loro potere sui coetanei o sui più piccoli, un lavoro di analisi della University of Chicago che è stato compiuto da Jean Decety.

Stando a quanto si evince dai risultati della ricerca, sembrerebbe che nel cervello dei bulli e dei teppisti in erba si accenderebbero i centri del piacere, proprio nel momento in cui si compiono azioni malvagie ai danni altrui come soprusi, vessazioni, piccoli ricatti, violenza fisica e verbale.


Lo studio ha esaminato l’attività cerebrale dei bulli utilizzando la risonanza magnetica per meglio verificare letteralmente cosa passava nella testa di soggetti giovani e violenti al momento del sopruso.
A differenza di quanto avveniva per i ragazzi che soffrivano di disturbi di condotta, i bulli non empatizzavano il dolore provocato su altri, soffrendo a loro volta. Tutt’altro, l’infliggere pene ad altri individui, il fare del male, li rendeva felici, appagati, soddisfatti, un vero e proprio godimento del cervello.

Posti tutti davanti ad un video in cui si potevano osservare terribili e crudeli scene di violenza e dolore, i soggetti con condotta normale hanno sofferto per empatia, immedesimandosi nella sofferenza dell’altro ed attivando nel cervello le aree legate al dolore.
Al contrario, i bulli hanno provato piacere nella visione di queste scene di violenza, attivando lo striato ventrale, vale a dire l’area del cervello che contiene i centri del piacere. Lo studio, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Biological Psychology, apre la strada alla comprensione del fenomeno del bullismo, non solo come disturbo comportamentale, ma come una e vera e propria deviazione che ha origine nel cervello.

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