L’epatite A è tornata ad alzare il capo in Italia. E’ stato infatti registrato un aumento dei casi tra il 2025 e il 2026 che necessita di fare il punto della situazione.

Epatite A In Italia
Pur non trattandosi di una situazione paragonabile a un’emergenza sanitaria nazionale, i dati più recenti mostrano una crescita delle infezioni che ha spinto gli esperti a rafforzare le attività di sorveglianza e prevenzione, soprattutto nelle aree maggiormente interessate.
L’epatite A, lo ricordiamo, è una malattia infettiva causata da un virus che colpisce il fegato. A differenza delle epatiti B e C, non provoca infezioni croniche e nella maggior parte dei casi guarisce completamente nel giro di alcune settimane. I sintomi più comuni comprendono febbre, stanchezza, nausea, dolori addominali e ittero,. Anche se molte persone, soprattutto i bambini, possono contrarre l’infezione senza manifestare disturbi evidenti.
Il virus si trasmette principalmente attraverso la cosiddetta via oro-fecale, cioè mediante l’ingestione di acqua o alimenti contaminati. Oppure attraverso il contatto diretto con una persona infetta. Per questo motivo il rispetto delle norme igieniche, come il corretto lavaggio delle mani e la sicurezza degli alimenti, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per limitare la diffusione della malattia.
Secondo il Sistema Epidemiologico Integrato delle Epatiti Virali Acute (SEIEVA), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 sono stati notificati 631 casi di epatite A. Dopo un incremento osservato nel corso dello scorso anno, i primi mesi del 2026 hanno mostrato un ulteriore aumento delle segnalazioni, con un picco registrato a marzo. Gli esperti sottolineano però che la diffusione non è uniforme sul territorio nazionale, ma interessa soprattutto alcune regioni, in particolare Lazio, Campania e Puglia.
Importante la prevenzione

Le indagini epidemiologiche hanno inoltre permesso di individuare alcuni dei principali fattori di rischio. Una quota rilevante delle infezioni è stata associata al consumo di frutti di mare crudi o poco cotti, alimento che può trasmettere il virus se proveniente da acque contaminate.
Per contenere la diffusione del virus, gli esperti ribadiscono l’importanza della prevenzione. Oltre al rispetto delle norme igieniche, un ruolo fondamentale è svolto dalla vaccinazione, raccomandata per le persone appartenenti ai gruppi più esposti al rischio e per i contatti stretti dei casi confermati. La tempestività nell’identificare i nuovi contagi consente inoltre di limitare la formazione di focolai e di ridurre la circolazione del virus.
Nel complesso la situazione in Italia resta sotto controllo. L’aumento registrato negli ultimi mesi dimostra tuttavia che l’epatite A non è una malattia del passato. E che prevenzione, informazione e attenzione ai comportamenti a rischio continuano a rappresentare gli strumenti più efficaci per limitarne la diffusione e proteggere la salute pubblica.