Il ruolo delle lampade abbronzanti

di Redazione 1

La polemica è aperta: da un lato i gestori di “centri ab­bronzanti“, che tendono comprensibilmente a mini­mizzare i potenziali effetti nocivi degli ultravioletti, dall’altro la scienza, che recentemente ha dimostrato come non solo i famigerati UVB (non presenti nella luce emessa dai lettini abbronzanti) ma anche gli in­nocui  UVA siano potenzialmente in grado di indurre, oltrechè i noti fenomeni dell’invecchiamento cutaneo, anche la comparsa di tumori della cute.

 Nel mezzo si colloca il dermatologo, che è chiamato ad effettuare importanti “distinguo”: innanzitutto tra lampade ad alta e a bassa pressione (generalmente preferibili per la minore energia emessa nell’unità di tempo) e – ancor più critico – nell’utilizzo; un uso limitato a poche lampade, a cadenza settimanale, può essere considerato in casi selezionati un’utile “preparazione della pelleall’impatto con la luce so­lare. Dosi prudenziali, opportunamente crescenti di UVA determinano infatti l’attivazione dei meccanismi di produzione di melanina, che risulterà “già pronta” nella nostra pelle al momento delle prime esposizioni.

Senza un’adeguata protezione solare, la nostra pelle può denunciare, già dopo poche ore dal­l’esposizione, importanti fenomeni infiammatori, quali eritema, tumefazione, gonfiore intenso. L’ustione solare può arrivare addirittura alla forma­zione di bolle e flittene e a sintomatologia generale consistente in febbre, brividi, cefalea.

In questi casi si impone una serie di accorgimenti atti a decongestionare la superficie interessata: impacchi freddi di infuso di camomilla possono temporanea­mente donare un po’ di sollievo; in farmacia si pos­sono altresì trovare appositi prodotti lenitivi, da applicare abbondantemente e ripetutamente sulle aree interessate.

Un ulteriore, vecchio rimedio è rappresentato dalla somministrazione di una compressa di aspirina ogni 6-12 ore. Nei casi più gravi è comunque opportuna una visita dermatologica. A lungo termine, le ripetute, intense esposizioni solari determinano una riduzione progressiva dell’elasticità del derma, accelerando il manifestarsi dei fenomeni d’invecchiamento nelle aree più delicate come il contorno-occhi, dove com­paiono fini rugosità. Ecco dunque giunto il momento di ripristinare un otti­male grado di idratazione ed elasticità, applicando quotidianamente creme a base di acido ialuronico, acido lattobionico, acidi grassi essenziali, complessi vitaminici.

Commenti (1)

  1. Spiace vedere come si sia generalizzato il discorso che tutte le lampade abbronzanti fanno male !!! dal luglio 2007 le apparecchiature abbronzanti sono molto piu’ sicure oltre che delle progenitrici anche del sole ma questo ci si e’ ben guardati dal dirlo !! Faccio presente che con queste ultime normative la potenza abbronzante delle lampade e’ pari a quella emessa dal sole in un paese dell’area mediterranea alle ore 12 durante la stagione estiva, non 10 volte quella del sole come veniva detto in alcuni siti !!!!
    Il sole e’ molto piu’ nocivo delle lampade perche’ contiene anche i raggi UVC non presenti nelle lampade eppure non mi pare che si rinunci ad abbronzarsi in spiaggia !!!! Mentre si ha paura a fare le lampade per il melanoma !!! Quante volte si e’ sentito dire che le lampade fanno male, meglio il sole !!!
    Insomma se anziche’ farsi rimbambire da questo modo scellerato e privo di conoscenza scientifica di fare informazione ci si documentasse seriamente forse tutti ne trarrebbero giovamento !!!!
    Come in tutte le cose e’ l’eccesso a far male !!! qualsiasi sostanza anche la piu’ naturale presa in eccesso puo’ dare effetti negativi ma non per questo si puo’ definire pericolosa !!!!

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