Crescina per capelli: inutile per la ricrescita

di Valentina Cervelli 5

La crescina per combattere la calvizie? Brutte notizie per chi ne fa uso, visto che non fa ricrescere i capelli. Numerosi esperti avevano lanciato il sasso in tal senso  ed ora l’Istituto Superiore di Sanità, che ha effettuato uno studio su incarico della procura di Torino  lo ha confermato. Il tanto reclamato successo della crescina non esiste. E per chi lo commercializza, scatta l’ipotesi di reato di frode in commercio.

La ricerca condotta dall’ente sanitario nazionale non ha dubbi. Non vi sono prove che scientificamente possano condurre ad una correlazione tra l’utilizzo della sostanza e la crescita dei capelli.  In particolare il clamore riguardo questa sostanza riguarda l’ipotetica capacità del principio attivo di “risvegliare le cellule staminali assopite”. Una caratteristica che la crescina non presenta non avendo “alcuna capacità di agire sulle cellule staminali o sul follicolo pilifero”.

Su questo punto poi il personale dell’Istituto superiore di Sanità è stato ancora più preciso: se davvero la sostanza avesse avuto la proprietà di agire sulle cellule staminali dei capelli, il prodotto di per se stesso non sarebbe potuto essere messo in commercio sotto il nome di “cosmetico” ma sarebbe dovuto essere qualificato come farmaco e come tale sottoposto a dei controlli decisamente approfonditi prima di essere commercializzato.

E’ stata questa la motivazione che ha spinto il pubblico ministero della procura di Torino a trasmettere gli atti ricevuti al Ministero della Salute. A sottolineare le capacità dermocosmetiche della crescina, e quindi priva di qualsiasi proprietà curativa ci aveva già pensato il dott. Paolo Gigli, tra i fondatori della Società Italiana di Tricologia che non molto tempo fa aveva sottolineato:

Al massimo questo prodotto, così come altri simili, può avere qualche effetto estetico, come il far sentire il capello più ‘corposo’ al tatto, ma da qui a una cura per la calvizie c’è una grande distanza.

Non si tratta del primo problema “legale” che la crescina ha affrontato. Per i “miracoli” promessi, era già stato multato dall’Agcom per circa 240mila euro. La Labo Europa, società che commercializza il farmaco in Italia spiega di essere sorpresa dall’iscrizione nel registro degli indagati presso la procura e di possedere prove documentali dell’efficacia della sostanza.

Dal 1998 Crescina ha ottenuto tre brevetti internazionali: quello svizzero, quello europeo e quello statunitense. Nel corso di questi anni anche in Italia ha ottenuto migliaia di attestazioni di efficacia sottoscritte dagli utilizzatori e dalle farmacie.

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Commenti (5)

  1. C’è di peggio!
    Io ho trovato una preparazione uso orale (sciroppo per la tosse, con grindelia, piantaggine ed elicriso) registrata come “dispositivo medico” di classe I e mi sono domandato:
    1) Se un imprenditore agroalimentare si sveglia una mattina e decide di produrre uno sciroppo pediatrico per la tosse dei bambini, basta che invii un’autocertificazione al Ministero della Salute?
    2) Poi può produrre lo sciroppo per la tosse nei locali dove generalmente prepara, lavora o trasforma i suoi prodotti agroalimentari?
    3) E commercializzare lo sciroppo per la tosse come “dispositivo medico CE”?
    4) a – scansando le relative verifiche dell’AIFA (agenzia del farmaco) sulla correttezza delle modalità di produzione (il farmaco da banco non può scansarle); b – non essendo così assoggettato alla sorveglianza di un organismo notificato (come lo sono invece i dispositivi medici di classe IIa, IIb e III); c – eludendo la normativa europea relativa ai medicinali vegetali tradizionali?
    5) E questo “dispositivo medico CE” se prescritto dal dottore ha diritto pure alla detrazione del 19%?
    Secondo me qualcosa non funziona! Ritengo che uno sciroppo per la tosse non agisca per effetto meccanico/barriera e quindi non possa definirsi “dispositivo medico”.

    Io penso che prima o poi un’azienda farmaceutica vera si stancherà di veder registrare (da una Società Agricola, con tutti i contributi pubblici che percepisce) sciroppi per la tosse (uso orale) come “dispositivi medici” (effetto meccanico/barriera), perchè questa classe I (autocertificazione) diventerebbe a breve lo stratagemma di mercato per abbinare il termine “medico” e non “alimentare” (integratore alimentare) anche a prodotti di derivazione erboristica, senza dover necessariamente dimostrarne a priori l’efficacia secondo criteri medico-farmaceutici.
    A me pare una pratica commerciale scorretta (approfittando della leggerezza con la quale il Ministero della Salute non controlla simili registrazioni, a mio avviso non dovrebbero esistere dispositivi medici uso orale se non al massimo per problemi gastrointestinali).
    Video http://www.youtube.com/watch?v=OgnAwoyqn7o

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