Meningite: 4 casi a Livorno, negli Usa è epidemia

di Redazione 0

Nelle scorse ora a Livorno, a bordo di una nave crociera, sono stati riscontrati 4 casi di meningite meningococcica, un processo infiammatorio a carico delle sottili membrane che avvolgono il cervello (meningi cerebrali), i cui sintomi, almeno inizialmente, possono essere facilmente confusi con quelli dell’influenza. Negli USA, invece, è scoppiata una vera e propria epidemia sembra a causa di un farmaco antidolorifico contaminato. Nel caso italiano, sono stati colpiti 4 membri dell’equipaggio della nave MSC Orchestra, tra cui anche un italiano, che è in condizioni gravissime.

Il primo contagiato, un indonesiano di 32 anni, è in choc settico ed è stato ricoverato nel reparto di rianimazione all’ospedale di Livorno, dove si trova anche un italiano di 47 anni di Sorrento, che lavorava in cucina. Meno preoccupanti, invece, sono le condizioni degli altri due membri dell’equipaggio, un brasiliano e un filippino, entrambi ricoverati nel reparto malattie infettive.

Tutto è iniziato durante la navigazione, con una febbre molto alta, tra i primi sintomi della meningite assieme al vomito, al mal di testa e alla sonnolenza. I passeggeri della nave, chiaramente, sono stati sottoposti alla profilassi prevista in questi casi, con antibiotici reperiti e somministrati dalla ASL competente per il territorio (rifampicina e di ciprofloxacina).

Dopo il parere favorevole dei medici, la nave ha sciolto gli ormeggi e ha ripreso il mare puntando verso la Francia e la Spagna, mete della crociera d’autunno. Se in Italia la situazione sembra normalizzarsi, in America l’allarme meningite è ancora alto. Sino ad oggi, infatti, si contano 9 vittime e 91 persone infette.

Secondo gli esperti del Centro per il Controllo e la Prevenzione della malattie Usa l’epidemia ha origine batterica, mentre a detta del Time i pazienti che hanno contratto la malattia erano stati sottoposti ad iniezioni per il mal di schiena a base di corticosteroidi contaminati (con il batterio aspergillus) in un laboratorio del Massachusetts.

Photo Credits|ThinkStok

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