Tubercolosi, sale il numero dei bambini infetti a Roma

di Valentina Cervelli 3

Continua a salire il numero dei neonati infettati dal batterio della tubercolosi presso il policlinico romano Agostino Gemelli. Altri due neonati, un maschio ed una femmina sono risultati positivi al test, aggiungendosi agli altri 10 bambini contagiati ed alla piccola di 5 mesi ricoverata presso l’ospedale pediatrico Bambin  Gesù della Capitale in seguito allo sviluppo della malattia. La situazione è attualmente sotto controllo, ma le mamme, preoccupate, non sembrano essere dello stesso parere.

Ieri infatti presso il nosocomi romani dove sono in corso i controlli, non era difficile imbattersi in donne in attesa del proprio turno, spazientite e preoccupate per i tempi da affrontare. Sebbene al momento la neonata di 5 mesi sia l’unica ad aver sviluppato la tubercolosi, l’apprensione per i risultati dei test, in concomitanza con i positivi riscontrati inizia a farsi sentire. Anche se, come ripetono i medici, risultare positivi all’analisi non è automaticamente segno di malattia manifesta e la profilassi antibiotica prevista dai protocolli internazionali è stata costituita in modo tale da evitare lo sviluppo della patologia.

Spiega su questo tema Giovanni Fadda, direttore del laboratorio di referenza per la tbc della Regione Lazio:

Questo  impedirà al microrganismo di ripresentarsi in futuro. Il fatto che abbiamo agito in modo così immediato deve rassicurare le famiglie.

Un obiettivo più facile da raggiungere a parole che a fatti dato che il numero dei positivi continua a salire e sui 1271 bambini da sottoporre al test, le proiezioni sussurrano di un 10% circa di contagiati alla fine degli esami. Non solo, a preoccupare, come riportano diversi quotidiani, sono anche le piccole ingolfature del sistema raccolte dalle mamme in attesa, che parlano di chiamate cancellate per errore ed esami in ritardo.

Intanto, a destare preoccupazione è anche il fatto che l’infermiera ammalatasi fosse stata vaccinata contro la malattia. Cosa è successo? Il ministero della salute è al lavoro anche per verificare la motivazione di tale evenienza.

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