Alzheimer, combatterlo con vaccino alle immunoglobuline

di Valentina Cervelli 3

L’Alzheimer è una delle malattie neurodegenerative più gravi che possono colpire l’essere umano. La medicina è alla continua ricerca di una cura definitiva per questa patologia e di metodi in grado di fermarne la progressione. Uno studio condotto dai ricercatori del Mount Sinai School of Medicine di New York ci mostra come un “vaccino” a base d’immunoglobuline possa essere considerato efficace nel prevenire la malattia.

La ricerca, pubblicata sulla rivista della Federation of American Societies for Experimental Biology, potrebbe aprire una nuova finestra di comprensione ed approccio di questa patologia. Non è la prima volta che le immunoglobuline umane vengono testate contro la malattia di Alzheimer: purtroppo fino ad ora ogni tentativo di ottenere risultati soddisfacenti nel contrasto della stessa attraverso di esse era risultato vano. Il gruppo di scienziati del dott. Giulio Maria Pasinetti, docente di Neurologia e Psichiatria presso la Mount Sinai School of Medicine ha ottenuto un ribaltamento completo della letteratura medica a riguardo, riuscendo a scoprire la giusta dose d’immunoglobuline e la cadenza con le quali iniettarle ai pazienti.

Il problema finora riscontrato dai diversi team di studio approcciatisi alla tecnica di IVIG è quello di non aver trovato la giusta tempistica e le dosi in grado di agire efficacemente sulla progressione della malattia. Scorrendo i dati della ricerca, infatti, si scopre che ad aver dimostrato la sua efficacia è stata una dose di immunoglobuline dalle cinque alle venti volte più bassa di quelle comunemente usate finora. Esse non sono solamente in grado di attenuare la malattia, ma addirittura di favorire la “plasticità sinaptica” dei neuroni.

Commenta il dott. Pasinetti:

Questa osservazione sperimentale fornisce una base razionale per correggere l’incoerenza dei risultati finora ottenuti nei trial clinici della malattia di Alzheimer con IVIG.

E tentare quindi di dare una speranza concreta alle più di cinque milioni di persone che soffrono di questa malattia in tutto il mondo.

Photo Credit | Thinkstock

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Federation of American Societies for Experimental Biology

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