Cervello ricreato in laboratorio da cellule staminali

di Valentina Cervelli 0

Un piccolo cervello umano creato in laboratorio. Solo quattro millimetri di diametro, ma funzionante in ogni suo aspetto. Parliamo di un organo complesso, al momento non rassomigliante ad un encefalo nell’aspetto ma con delle mini cortecce cerebrali in tutto e per tutto uguali a quelle naturali.

Una piccola creazione che racchiude in se tutte le potenzialità per essere considerata una delle “innovazioni” scientifiche più importanti degli ultimi anni. E’ inutile negare che si tratti di un vero e proprio traguardo storico quello raggiunto dagli scienziati dell’Istituto di biotecnologia molecolare dell’Accademia austriaca delle Scienze. Il tutto è stato possibile partendo dalle cellule staminali embrionali ed adulte riprogrammate e grazie alla collaborazione instaurata con le università di Edimburgo e di Londra e con l’Istituto britannico Sanger della Wellcome Trust.  A coordinare il team, i dottori Juergen Knoblich e Madeline Lancaster. Lo studio relativo a questo importante passo della ricerca medica è stato pubblicato sulla rivista di settore Nature.

Ovviamente questo piccolo cervello umano ha un compito molto importante, quello di dare la possibilità ai ricercatori di sperimentare per tentare di trovare le terapie corrette nei confronti dei disordini e delle malattie che colpiscono il nostro encefalo: schizofrenia, autismo ma anche Alzheimer e Parkinson. Gli scienziati sono partiti da un gruppo di staminali stimolate a crescere ed a formare il neuroectoderma embrionale da quale si sviluppa poi il sistema nervoso. Da qui i piccoli frammenti di questa membrana sono stati chiusi in un bio-reattore dove sono stati in pratica alimentati fino a raggiungere, nel giro di quattro mesi, le loro dimensioni massime di 4 millimetri, formati da milioni di neuroni e da corteccia cerebrale  funzionante.

Ora sarà possibile studiare non solo le dinamiche di sviluppo del cervello, ma anche il comportamento dei neuroni da vicino, in modo tale da recuperare il gap che la medicina possiede naturalmente nei confronti di questo organo così complesso. Cosa ne pensate di questa straordinaria scoperta?

Fonte | Nature

Photo Credit | Madeline A.Lancaster

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