Tumori, parte sperimentazione per diagnosi senza raggi x

di Valentina Cervelli 3

La ricerca nel campo dei tumori  è sempre attiva: non solo per trovare terapie soddisfacenti, ma anche per mettere a punto strumenti di diagnostica sempre più all’avanguardia e meno “dannosi” per l’organismo dei malati.  Uno studio statunitense sta cercando di capire se sarà possibile utilizzare una luce nello spettro dell’infrarosso per diagnosticare la presenza di cellule cancerogene. Trovando quindi la possibilità di “mandare in pensione” i raggi x.

Tra i centri di riferimento per questa ricerca internazionale anche il San Raffaele di Milano, dove il reparto di radiologia  del dott. Alessandro Del Maschio,  farà di tutto per dare il supporto necessario alla validazione dello studio dell’università di Boston. Spiega il luminare:

Si parte con la mammografia e con la diagnosi delle alterazioni del seno, tumore incluso. Il metodo potrebbe prevedere due passaggi: l’iniezione nei soggetti da esaminare di molecole fluorescenti e la successiva illuminazione con l’infrarosso. Le immagini fluorescenti che ne derivano permettono di verificare se nel seno è in atto un’alterazione, lo sviluppo di vasi sanguigni anomali (angiogenesi) e tipici di una neoplasia e altre informazioni. Il tutto grazie ad un innocuo fascio luminoso.

La tecnologia va avanti in un progresso inarrestabile: in Giappone hanno già ideato una tac a 256 strati (attualmente  in utilizzo vi sono quelle a 16 e 64 strati, n.d.r.): il paziente rimane nell’apparecchio giusto pochi secondi, il tempo di trattenere il respiro. Per il resto è la macchina a fare il resto.  Gli studi clinici sono già quasi terminati in merito ad attendibilità ed affidabilità.

Commenta Del Maschio:

Possiamo già dire che coronarografie, colonscopie, broncoscopie potrebbero diventare evitabili. Con questi esami, che prevedono comunque una piccola invasività, non si riesce a vedere tutto.

Al contrario del suddetto modello di Tac, attraverso il quale è possibile verificare anche i vasi sanguigni ed i danni microvascolari ad essi legati.

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Fonte: Corriere della Sera

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