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Marburg, il virus simile all’ebola

Il virus Marburg oggi fa paura: la pandemia di coronavirus nella quale ormai ci troviamo da anni ha fatto sì che la notizia di un focolaio di questa malattia in Africa mettesse in allarme tutta Europa.

I sintomi della malattia

I due casi di questa febbre emorragica registrati in Ghana devono essere sì tenuti sotto controllo ma è importante non cadere nel panico per evitare al momento inutili allarmismi. Parliamo di una malattia grave e rara, riconosciuta ufficialmente per la prima volta nel 1967quando si verificarono dei focolai nei laboratori di Marburg in Germania, a Belgrado e a Francoforte.

Quella volta furono 31 le persone contagiate, tra i lavoratori del laboratorio, parenti e medici che li avevano assistiti e furono in tutto sette le vittime. Per quanto riguarda la sintomatologia del virus di Marburg, essa è molto simile a quella di altre patologie da raffreddamento. Motivo per il quale la diagnosi non è sempre scontata. Nei primi 21 giorni dal contagio possono presentarsi febbre, mal di testa, brividi e dolori muscolari.  Verso il quinto giorno poi può presentarsi una eruzione cutanea di tipo maculopapulare in particolare sul torace, sulla schiena e sullo stomaco. Altri sintomi possono essere diarrea, vomito, dolore toracico, mal di gola e dolore addominale.

I sintomi più gravi della malattia possono includere anche l’infiammazione del pancreas e l’ittero, una forte perdita di peso, shock e delirio. E ancora insufficienza epatica, emorragie massicce fino ad arrivare alla disfunzione multiorgano.

Cosa sappiamo del virus di Marburg

Come già anticipato è difficile eseguire una diagnosi di Marburg: essa può essere facilmente scambiata per malaria e febbre tifoide, o ancora per altre febbri emorragiche virali come quella di Lassa e l’ebola.  La sua mortalità è compresa tra il 23% e il 90%.

Cosa si sa dell’origine di Marburg? L’ospite di questo virus è il pipistrello della frutta africano, Rousettus aegyptiacus. Animali che una volta infetti non mostrano segni particolari della malattia. Parliamo di esemplari presenti in tutta l’Africa ed è la loro presenza imponente in più aree a rappresentare un pericolo di eventuali focolai.

In Europa i casi di contagio umano sono molto rari. Un turista olandese è morto nel 2008 per il virus Marburg dopo aver visitato in Uganda una grotta famosa per la presenza di questi animali in un parco nazionale. Sempre lo stesso anno, nello stesso modo si contagiò anche un turista americano.

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha allertato per la possibilità di una epidemia di Marburg in Africa al momento, ovviamente auspicando molta attenzione anche da parte degli altri Stati e Continenti.

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