Psicologia, i paesaggi infondono tranquillità: perché?

di Valentina Cervelli 1

Quante volte osservando un tramonto lungo una distesa marina assolata, o fissando, anche in fotografia un piacevole e frizzante paesaggio montano abbiamo provato una sensazione di benessere e tranquillità? Molte volte, sicuramente. Esiste una spiegazione scientifica a tale processo, scoperta di recente e resa nota attraverso un articolo sulla nota rivista di settore NeuroImage. Lo studio, di tipo internazionale, è stato condotto dal dott. Michael Hunter dello SCANLab  dell’Academic Clinical Psychiatry del dipartimento di Neuroscienza dell’università di Sheffield.

Di contrario, la ricerca è stata anche in grado dare una spiegazione anche al fatto che davanti ad una scena di confusione metropolitana il nostro cervello reagisca mandandoci in uno stato di agitazione. Tutto ciò accade, hanno dimostrato i ricercatori, perché nel caso del paesaggi naturale si genera una sincronia di lavoro e di connessione tra aree distanti del nostro encefalo, mentre nel caso del caos cittadino questa attività viene disconnessa, lasciando il nostro cervello a lavorare in modo non sincronizzato.

Per arrivare a tali risultati il gruppo di scienziati si è avvalso dello strumento di risonanza magnetica funzionale, sottoponendo a tale esame 12 volontari ai quali sono stati proposti due scenari visivi diversi: una autostrada bloccata dal traffico ed una spiaggia lambita dalle onde. Lo stimolo uditivo è stato in entrambi i casi lo stesso: un “roarrr” continuo, identico in entrambi le casistiche, proprio per verificare quanto e come lo stimolo visivo agisse sul cervello.

E’ stato così messo in evidenza che la visioni di immagini paesaggistiche piacevoli generava  “un aumento di connessione tra la corteccia uditiva e un’area come la corteccia prefrontale mediale . Quest’ultima è ritenuta importante in medicina perché sede delle funzioni di valutazione affettiva e motivazionale e per tutte le decisioni legate alla socialità. La connessione è risultata più ampia anche nei confronti di parti dell’encefalo come la corteccia temporoparietale e il talamo.

Questo perché, spiega il dott. Hunter:

Le persone sperimentano la condizione di tranquillità come uno stato di calma e tendenza alla riflessione, che ha un effetto di ristoro se comparato agli effetti stressanti della condizione di continua attenzione stimolata dalla vita di tutti i giorni. È ben conosciuta l’induzione di sentimenti di tranquillità da parte dell’ambiente naturale, mentre l’ambiente urbano derivante dall’azione umana viene normalmente percepito come non tranquillo.

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Fonte: Corriere della Sera

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