Stress, a rischio i medici ed infermieri di pronto soccorso

di Valentina Cervelli 6

Lo stress è una condizione psicofisica che si può instaurare quando una persona è sottoposta ad un regime che gli provoca stanchezza, sfinimento. E’ solitamente uno stato derivante dalle pressioni psicologiche e da un sovraccarico fisico ed emotivo di lavoro. Domani presso il Policlinico Gemelli si terrà un convegno sul tema per fare il punto della situazione e presentare la ricerca dell’AcEMC (Emergency Medicine and Care Academy) sui disagi degli operatori di pronto soccorso.

Sono molti i fattori che mettono sotto stress i lavoratori chiamati a lavorare sulle urgenze: il rischio di denunce, turni di lavoro estremamente pesanti  e difficili da comparare anche rispetto a quello dei colleghi di altri reparti.  La ricerca utilizza due termini per spiegare il problema: multitasking ed overcrowding, che tradotti in termini comprensibili per tutti, significa che gli operatori sanitari sono chiamati a essere efficienti e pronti a tutti su molti versanti in ogni momento del suo turno a prescindere dalle condizioni e dal numero di persone.

L’infermiere ed il medico di pronto soccorso sono infatti costretti a stabilire le giuste priorità all’interno delle diverse emergenze, curando contemporaneamente pazienti differenti con esigenze ben specifiche, valutando continuamente le condizioni cliniche dei malati contemporaneamente al loro cambiare.

Come spiega il prof. Nicolà Gentiloni Silveri, direttore del Dipartimento di Emergenza e Accettazione del Policlinico Gemelli, il cui reparto è chiamato ad accogliere una media di 200 pazienti giornalieri:

E’ stato stimato che, nelle ore di punta, mentre un medico di reparto visita un paziente durante il giro visite, un medico di Pronto Soccorso ne ha già presi in consegna 7 e di questi ne tiene in trattamento la metà .

E la diretta conseguenza di questo approccio “forzato” è quello di far cadere l’operatore in uno stato di depressione derivante dalla difficoltà di scaricare lo stress accumulato nel rapporto di pazienti, quello che nel settore viene definito “burn out”. Creando quasi un rifiuto del professionista verso la sua professione.

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Fonte: ACMEC

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