Cancro, il problema dell’intimità dopo averlo sconfitto

di Valentina Cervelli 2

Tornare a vivere dopo il cancro non è sempre facile. Anzi spesso e volentieri si tratta dell’azione più difficile da intraprendere per tutti coloro che hanno combattuto un tumore e che per farlo hanno dovuto interrompere bruscamente le proprie abitudini.

Un problema che si presenta soprattutto quando si parla di sesso e di sessualità. Non sempre infatti il paziente riesce a riprendere questa parte della sua vita in mano senza problemi. Diventa più facile parlarne quando è il dottore a prendere per primo l’argomento.

Le statistiche riguardanti il nostro paese parlano chiaro: circa un milione e mezzo di italiani sono guariti da una qualsiasi forma tumorale, mentre altri 750.000 convivono ancora con una diagnosi di questo genere. Tutti cercano di tornare a una vita normale, riprendendo a lavorare, facendo sport ed anche ad andando in vacanza. Tra tutte queste attività, solo il sesso è quello che rimane quasi sempre un tabù. La medicina ci ha messo del suo tentando di mettere a punto delle strategie in grado di preservare la fertilità sia negli uomini che nelle donne. E se il discorso figli viene intrapreso con più leggerezza rispetto al passato, ciò non è valido se si parla di sesso.

Secondo gli psicologi la maggior parte dei pazienti che superano un cancro ne escono rafforzati: le priorità cambiano, il tempo non viene più perso in stupidi rancori e in situazioni senza sbocco. Solo il sesso sembra rimanere estraneo a questo modo di pensare, così come dimostra lo studio della dottoressa Stacy Tessler Lindau, docente di Ostetricia e ginecologia alla University of Chicago Medical Center e pubblicato sulla rivista Cancer, il quale  ha dimostrato come i pazienti siano più portati ad esternare propri disturbi sessuali conseguenti al cancro se è uno specialista a introdurre l’argomento per primo.

Il sondaggio condotto dalla ricercatrice illustra come solo sette donne su 100 dopo aver vinto il cancro hanno la forza di parlarne apertamente con il proprio medico. Non solo per pudore, ma anche per la paura di ricevere solo empatia e scarsi consigli.

Lo studio, condotto tra il 2008 e il 2009 su 261 pazienti guarite da patologie tumorali ginecologiche o al seno, ha dimostrato che sebbene solo il 7% avesse richiesto aiuto direttamente, era il 42% del totale delle ex malate ad avere bisogno di sostegno per combattere disturbi considerati normali ma limitanti: dolore durante il rapporto, frigidità, scarsa lubrificazione, secchezza vaginale, perdita del desiderio, difficoltà a raggiungere l’orgasmo.

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Fonte: Corriere della Sera

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