Pillola abortiva in day hospital, polemica nel Lazio

La pillola abortiva, la RU486, potrà essere assunta negli ospedali del Lazio in day hospital per decisione del governatore della Regione Nicola Zingaretti: una scelta intrapresa sicuramente  per risparmiare sulle spese del ricovero di tre giorni finora richiesto che ha scatenato una valanga di polemiche.

Ru486 cos’è e quando si può assumere

Ieri parlavamo dell’entrata in vigore della pillola abortiva Ru486, il metodo di aborto chimico che negli altri Paesi europei esiste da tempo (in Francia è in commercio da 11 anni), ma che in Italia ha dovuto superare un lungo periodo sperimentale prima di poter essere autorizzata. Ora, all’indomani dall’approvazione, cerchiamo di capire come funziona, e perché fa così tanta paura al Vaticano.

La pillola Ru486 è in grado di interrompere una gravidanza in cui l’ovulo è già stato fecondato, dunque non deve essere confusa con la cosiddetta “pillola del giorno dopo“, che ha tutt’altra funzione, anche se la finalità è sempre la stessa. La nuova pillola è a base di mifepristone, e per poter interrompere la gravidanza, ha bisogno del supporto di un altro farmaco, la prostaglandina, la quale provoca delle contrazioni uterine che consentono l’espulsione dell’embrione.

29 decessi: è giallo sulla pillola abortiva Ru486

In queste ore il Cda dell’Aifa, l’Agenzia Italiana per il Farmaco, è riunito per decidere del futuro della famosa pillola abortiva Ru486, quella che consente il famoso “aborto chimico“. E guardacaso, proprio alla vigilia della riunione, ecco spuntare un dato allarmante. Secondo i dati dall’azienda produttrice Exelgyn, dal 1988 ad oggi, da quando cioè la pillola è entrata in commercio nel mondo, sono stati riscontrati 29 casi di decesso a lei legati.

Subito il dato ha fatto il giro di Ministeri e strutture sanitarie, e ha fatto scattare sull’attenti l’On. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, e da sempre oppositrice della Ru486. Non aspettava altro il sottosegretario, che ha subito sventolato i dati sotto il naso dei membri dell’Aifa, denunciando che nel loro rapporto sulla pillola, questi decessi non venivano menzionati.