Bisoprololo, avvertenze speciali

Il Bisoprololo è un farmaco betabloccante utilizzato in caso di scompenso cardiaco, contro l’ipertensione e l’angina pectoris: rallenta i battiti cardiaci permettendo al cuore di funzionare meglio. Come tutti i medicinali, anche questo va utilizzato con una serie di accortezze, ovvero in modo corretto e solo per le patologie per le quali è indicato. Ecco cosa occorre sapere al riguardo.

Bisoprololo, effetti collaterali da conoscere

Il bisoprololo è il principio attivo di alcuni farmaci ipertensivi, che si usano cioè per combattere la pressione alta. Come tutti i medicinali di questo tipo va assunto correttamente e sotto la guida di un medico prescrittore. Può avere effetti collaterali più o meno comuni. Ecco cosa occorre sapere al riguardo.

Bisoprololo dosaggio e controindicazioni

Il bisoprololo è un farmaco antipertensivo appartenente alla categoria deli beta-bloccanti che si utilizza per trattare alcune patologie cardiovascolari croniche, e dunque per un’assunzione sul lungo termine. E’indicato ad esempio in caso di insufficienza cardiaca. Vediamo insieme i dosaggi opportuni e le eventuali controindicazioni.

Betabloccanti e impotenza: c’è un legame?

L’impotenza (o disfunzione erettile) è un problema che interessa principalmente gli uomini adulti (il 60% degli over 70 e il 20% degli over 50) ed è causata da numerosi fattori, tra cui l’uso di alcuni farmaci quali appunto i betabloccanti. Una categoria di medicinali in grado di contrastare l’azione dei recettori beta-adrenergici (stimolano la contrazione cardiaca), utilizzati per la cura di diverse malattie cardiovascolari e persino dell’ansia.

Alzheimer: beta-bloccanti utile protezione?

L’alzheimer e la demenza potrebbero trovare un valido nemico nei beta-bloccanti. Questi medicinali, utilizzati per tenere sotto controllo la pressione alta, sarebbero utili per allontanare lo spettro del deficit cognitivo e della perdita di memoria. Si tratta del risultato di uno studio che verrà presto presentato presso l’American Academy of Neurology nel corso del sessantacinquesimo meeting previsto a San Diego, in California, dal 16 al 23 marzo 2013.

Ipertensione secondaria: vediamo le possibili cause

Quando la malattia di un organo mette in moto un meccanismo che determina un’ipertensione ar­teriosa, si dice che quest’ultima è secondaria (secon­daria alla causa principale). Il sospetto può nascere per una pressione diastolica (la minima) troppo ele­vata, per l’anamnesi personale o familiare di malattie renali, per crisi di palpitazioni o sudorazioni, per forti ce­falee, per episodi di involon­tarie contrazioni muscolari, per la giovane età del pazien­te o per altri elementi che possano rendersi evidenti al­l’esame clinico. In altri casi può essere la scarsa risposta alla terapia di un’ipertensione etichettata in un primo tempo essenzia­le,a metterci in allarme.

Prima di partire con una serie di ac­certamenti mirati a svelare la disfunzione organica (se si tratta di un giovane con as­senza di sintomi, le indagini sono a tappeto), è bene inda­gare sull’uso o abuso di alcu­ne sostanze potenzialmente in grado di aumentare i livel­li pressori: contraccettivi orali, liquirizia e derivati, spray nasali con vasocostrit­tori, cortisonici, amfetamine, cocaina, anti-infiammatori, eritropoietina e cíciosporina. Le forme di ipertensione secondaria sono una minoranza (dal 5 al 10%) e, tra queste, è il rene l’organo maggiormente responsabi­le.

Malattie del tessuto renale o dei vasi sanguigni dei reni, sono capaci di provocare ipertensione arteriosa: per capirlo, a volte è sufficiente un esame geografico (alterazioni del volume o della struttura) o gli esami di routine (aumento della creatininemia, alterazioni del potassio e riscontro di proteine, sangue e cellule nelle urine). Altre volte è necessario ricorrere ad esami più sofisticati o addirittura invasivi, come l’angio­grafia arteriosa o la cateterizzazione delle vene renali per il dosaggio della retina. Quest’ultima sostanza, e di produzione renale, è dosabile anche con un normale prelievo di sangue ve­noso e ha un ruolo importan­te nella regolazione della pressione arteriosa.