Huntington, nuovo farmaco rallenta la malattia

Un nuovo farmaco sperimentale sarebbe in grado di rallentare il decorso della Corea di Huntington, malattia genetica neurodegenerativa provocata dal difetto di un singolo gene e che colpisce la coordinazione muscolare portando a declino cognitivo. E’ ancora presto per affermare con certezza di essere davanti a un punto di svolta ma certamente qualcosa si sta muovendo nel trattamento di una patologia seria che provoca danni cerebrali nei malati.

Corea di Huntington, come si formano i neuroni dello striato

La Corea di Huntington è una malattia neurologica rara e tutt’oggi priva di cura. La ricerca sta puntando molto sul comprenderne le cause. In tal senso, dopo un duro lavoro durato 4 anni è riuscita a capire come si formano i neuroni di quella parte del cervello colpita dalla patologia, gettando le basi per una comprensione della stessa.

Malattia di Huntington, arriva terapia innovativa

La malattia di Huntington è una patologia neurodegenerativa che colpisce i neuroni del sistema extrapiramidale. Rientrante nella famiglia delle “sindromi ipercinetiche”, essa provoca movimenti incontrollati, disturbi emotivi e la perdita delle capacità cognitive. Una nuova terapia basata sull’impianto di un dispositivo intracranico sembrerebbe promettere notevoli miglioramenti per la vita dei malati.

Malattie neurologiche: nuovi progressi scientifici

Le malattie neurologiche potrebbero trovarsi a un bivio. Al Tigem di Napoli (L’Istituto Telethon di Genetica e Medicine) i nuovi progressi scientifici hanno portato alla scoperta del meccanismo cellulare, che consente attraverso i lisosomi, di smaltire le molecole tossiche del nostro organismo. La corea di Huntington, il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer sono alcune delle malattie che rientrano nell’ambito di questo nuovo studio e che potrebbero dare risposte positive a queste gravi patologie neurologiche. L’interessante scoperta porta la firma di un professore di genetica italiano, Andrea Ballabio (direttore dell’Istituto Tigem e professore di Genetica Medica presso l’Università “Federico II” di Napoli), che per la prima volta ha dimostrato che il meccanismo deputato allo smaltimento dei “rifiuti tossici” del nostro organismo è coordinato da una sorta di “cabina di regia”.

Cellule staminali: ottime anche per curare le malattie cerebrali

Gli scienziati del Rochester Medical Center (New York) hanno trovato il modo per isolare le cellule staminali neurali (cellule che danno origine a tutti i tipi di cellule del cervello) dal tessuto cerebrale umano con una precisione senza precedenti. Si tratta di un passo importante verso lo sviluppo di nuovi trattamenti per le malattie del sistema nervoso, come il morbo di Parkinson, la corea di Huntington e malattie e lesioni del midollo spinale. La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Neuroscience.

Il neurologo Steven Goldman, presidente del Dipartimento di Neurologia, ha guidato la squadra in uno sforzo durato sei anni per sviluppare un modo migliore per isolare le cellule staminali neurali direttamente dal cervello umano. Queste cellule possono rinnovarsi ed hanno il potenziale per creare cellule del cervello, per esempio gli oligodendrociti che potrebbero aiutare le persone con sclerosi multipla, o neuroni per aiutare le persone con morbo di Parkinson.