Olimpiadi Sochi 2014, Willam Frullani fermato per doping

Doping italiano alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014. William Frullani, 34 anni, frenatore del bob a quattro del team Italia 1 è stato trovato positivo alla dimetilpentilamina. La sua avventura nella competizione è finita ieri, quando è stato allontanato dal Villaggio Olimpico.

Ingerisce troppo bicarbonato: quattordicenne in coma

Un’atleta di 14 anni è entrata in coma sabato scorso dopo aver assunto venti cucchiaini di bicarbonato, della citrosodina ed un farmaco antinfiammatorio. Un mix terribile, che ha causato nella giovane nuotatrice originaria di Roma, ora ricoverata all’Umberto I di Siracusa in Rianimazione, un edema cerebrale e questo stato prolungato di incoscienza. Cerchiamo di comprendere il perché gli atleti utilizzino questo rimedio.

Olimpiadi Londra 2012: Alex Schwazer positivo all’Epo

Alex Schwazer, campione olimpico nella maratona dei 50 Km è fuori dalle Olimpiadi di Londra 2012. L’atleta italiano è stato sospeso per doping perché risultato positivo all’Epo (eritropoietina). Una doccia fredda per i colleghi e l’entourage del giovane ed una notizia che colpisce profondamente gli italiani: perché una testa di serie nel suo settore è ricorso ad un mezzo come questo?

Boom di doping tra sportivi dilettanti e palestre

Gli italiani fanno uso di doping. E stando ai risultati di una ricerca frutto dei controlli effettuati per il 2011 dalla Commissione Vigilanza e Controllo del Doping (Cvd) del Ministero della Salute, specialmente nelle palestre e tra gli sportivi dilettanti. Un dato preoccupante, soprattutto in virtù del fatto che l’attività fisica dovrebbe rappresentare un pretesto per condurre uno stile di vita corretto e non per abusare di droghe.

Doping e sport tra gli adolescenti e non solo

Sulle pagine sportive dei quotidiani l’argomento è ormai quasi all’ordine del giorno e, sia pur con molta meno risonanza, dilaga anche al di fuori dell’ambito agonistico. Dal campione di fama mondiale al body builder dilettante, nessu­no sembra sfuggire alla tentazio­ne di “pompare” le performance atletiche con qualche contributo artificiale. E in questo campo le risorse sembrano moltiplicarsi in sempre nuovi sistemi per aggira­re i controlli.

Costituiscono “doping” la som­ministrazione o l’ assunzione di farmaci o di sostanze biologica­mente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottopo­sizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche e idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologi­che dell’ organismo al fine di al­terare le prestazioni agonistiche degli atleti.

Questo è quanto stabilisce la legge italiana che disciplina in generale la tutela sanitaria delle attività sportive e in particolare la lotta contro il doping (n.376 del 14/12/2000). La normativa afferma che per l’impiego di so­stanze o pratiche dopanti sono punibili -in certi casi anche con la reclusione- sia l’atleta che ne fa uso, sia il medico che gliele prescrive o l’allenatore che le somministra. Il motivo per cui a livello interna­zionale si è sentito il bisogno di dichiarare illecito il potenziamen­to delle prestazioni atletiche ot­tenuto con metodi diversi dall’addestramento e dall’allena­mento fisico è quello ufficial­mente espresso dal Gruppo Eu­ropeo di Etica, che fa riferimento ai due aspetti critici principali del doping: la pericolosità per la salute degli atleti e l’incompatibilità con le condizioni comune­mente accettate della competi­zione sportiva leale.