Un’incognita chiamata preeclampsia

La diagnosi di preeclampsia è spesso incerta, perché la valutazione della proteinuria tramite raccolta delle urine delle 24 ore presenta non poche complicazioni e limitazioni, e molte donne arrivano al parto prima di averla completata in modo affidabile. Secondo una revisione sistematica appena pubblicata sul British Medical Journal, però, la valutazione del rapporto proteine/creatinina rappresenta un’alternativa ragionevole per escludere una proteinuria superiore a 0,3 grammi al giorno, e con essa la diagnosi di preeclampsia.

 Oltre otto milioni di donne vengono colpite ogni anno da questa complicanza, con una percentuale di rischio stimata globalmente tra il 2 e l’8% di tutte le gravidanze (in Italia l’incidenza è inferiore) Gli esiti variano molto in base al contesto: la mortalità, in particolare, è dello 0,72% nei Paesi industrializzati, ma sale addirittura al 5,2% nei Paesi in via di sviluppo, a riprova del fatto che esistono strumenti efficaci per prevenirla e limitarne le conseguenze.