Memoria, imparare velocemente? Bisogna sapersi fermare

Imparare velocemente una tecnica o una materia? Non bisogna affannarsi a ripetere e continuare ininterrottamente esercizi, ma essere in grado di capire quando bisogna fermarci per far si che il cervello possa agire adeguatamente e consolidare ciò che ha appresso, facendolo passare dalla memoria a breve termine a quella  a lungo termine. Lo spiega uno studio condotto dall’Università inglese del New South Wales.

Alzheimer, una spia nella perdita di memoria a breve termine

La perdita di memoria a breve termine potrebbe essere un’avvisaglia del morbo di Alzheimer. A sostenerlo, è un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori spagnoli del Centro de Investigation Biomedica en Red de Salud Mental, a Barcellona, e pubblicato sulla rivista “Archives of General Psychiatry”.

Memoria, troppa tecnologia danneggia quella a breve termine

La memoria a breve termine risente dell’esubero di informazioni datogli dalla tecnologia e dalla sua dilagante quantità di stimoli. Lo suggerisce uno studio dell’Università della California di San Francisco.

Sebbene un cervello “multitasking” non lo si possa avere effettivamente, questo nostro organo è sottoposto ogni giorno a costanti ed impellenti quantità di input provenienti non solo dall’ambiente circostante ma anche dal nostro utilizzare continuamente compendi elettronici di ogni tipo.

Allenare la memoria a breve termine rende più intelligenti

L’intelligenza non è data una volta per tutte alla nascita e può anzi essere potenziata durante tutto il corso della vita. Basta esercitare la memoria. A provarlo una ricerca condotta da Susanne Jaeggi e Martin Buschkuel dell’Università del Michigan, che ha dimostrato come allenare la cosiddetta memoria di lavoro o a breve termine abbia ricadute positive sulle doti intellettive.

La gran parte dei test intellettivi misura due tipi di intelligenza: quella, per così dire, cristallizzata e quella fluida. La prima riguarda la capacità di risolvere i problemi in base alle conoscenze e alle competenze personali, avvalendosi cioè di informazioni custodite dalla cosiddetta memoria a lungo termine. La seconda, invece, indaga l’abilità di comprendere le relazioni tra concetti, aldilà delle conoscenze già possedute dall’individuo. Ed è proprio questa tipologia di intelligenza che può essere ampliata, con un allenamento mirato della memoria a breve termine.