Malati terminali: per la legge operarli è reato

Operare un malato terminale è un reato, in quanto viola la deontologia professionale medica, anche se c’è il consenso stesso del paziente. A sancire questi principi la Corte suprema di Cassazione, IV Sezione Penale con la sentenza 13746/11 in cui si conferma la condanna di tre medici ritenuti colpevoli della morte di una donna avvenuta l’11 dicembre 2001 a Roma, presso l’Ospedale San Giovanni. Principale imputato in questione il discusso Cristiano Huscher, chirurgo di fama internazionale e pioniere della chirurgia mininvasiva laparoscopica. Malasanità?

E’ difficile rispondere e dare un giudizio su questo caso che sta suscitando numerose reazioni contrapposte. Provo comunque a raccontarvelo partendo da due presupposti: 1) la vittima era una donna, della mia età e come me aveva due bambini. 2) Huscher, ho avuto modo di conoscerlo ed intervistarlo nel periodo più brillante della sua carriera:  un eccellente chirurgo, dedito anche ai casi disperati, perché la sua metodica essendo poco invasiva permetteva di farlo. Ed il punto è proprio qui.

Mario Monicelli, muore suicida in un ospedale romano

Mario Monicelli. Un tumore alla prostata allo stadio terminale a 95 anni e la scelta, di togliersi la vita gettandosi dal balcone della sua stanza al 5° piano del reparto di Urologia dell’Ospedale San Giovanni di Roma. Così ha salutato la sua lunga ed intensa vita uno dei grandi maestri della commedia all’italiana e non solo, di tutta la nostra storia del Cinema, nazionale ed internazionale. La melanconia, la depressione spesso accompagnano la malattia, e spesso si pensa a finire la vita prima del tempo, evitando le sofferenze.

Il discorso può diventare ampio ed arrivare all’eutanasia, ma Monicelli non avrebbe gradito probabilmente: troppe chiacchiere, su lui che era di poche parole e raccontava magistralmente i drammi quotidiani attraverso i suoi film. Ha firmato la regia di oltre 50 capolavori, da “Guardie e Ladri”, con Totò, alla “Grande Guerra” con Alberto Sordi e Vittorio Gasmann che le è valso il Leone d’Oro di Venezia e la prima nomination all’Oscar. E come non ricordare la poesia e la drammaticità di “Un Borghese piccolo, piccolo” o il graffiante cinismo de “Il Marchese del Grillo”? Mario Monicelli era tutti i suoi film, e dunque non deve meravigliare il gesto con cui ha deciso di raccontare la sua fine, il “the end”.