Malati terminali: per la legge operarli è reato

Operare un malato terminale è un reato, in quanto viola la deontologia professionale medica, anche se c’è il consenso stesso del paziente. A sancire questi principi la Corte suprema di Cassazione, IV Sezione Penale con la sentenza 13746/11 in cui si conferma la condanna di tre medici ritenuti colpevoli della morte di una donna avvenuta l’11 dicembre 2001 a Roma, presso l’Ospedale San Giovanni. Principale imputato in questione il discusso Cristiano Huscher, chirurgo di fama internazionale e pioniere della chirurgia mininvasiva laparoscopica. Malasanità?

E’ difficile rispondere e dare un giudizio su questo caso che sta suscitando numerose reazioni contrapposte. Provo comunque a raccontarvelo partendo da due presupposti: 1) la vittima era una donna, della mia età e come me aveva due bambini. 2) Huscher, ho avuto modo di conoscerlo ed intervistarlo nel periodo più brillante della sua carriera:  un eccellente chirurgo, dedito anche ai casi disperati, perché la sua metodica essendo poco invasiva permetteva di farlo. Ed il punto è proprio qui.

Cosa fare di fronte ad un incidente

Di fronte ad un incidente stradale o ad un ferimento accidentale a casa o durante il gioco molto spesso non si sa che cosa fare. Eppure i primi minuti sono importanti per avviare correttamente i soccorsi e per salvare una vita. Ne parla Fabrizio Pregliasco, vicepresi­dente di Anpas, l’Associazione nazionale pubbliche assistenze.

Il buon senso e l’attenzione ci impone di non mettersi in condizioni di ri­schio. Se c’è un incidente strada­le, fermarsi verificando che le condizioni di sicurezza lo permet­tano, indossare il giubbino ad alta visibilità, controllare che non ci sia rischio di incendio imme­diato. Un soccorritore che si tra­sforma a sua volta in infortunato non è di alcun aiuto. Serve pron­tezza e, per averla, bisogna esse­re un minimo informati su che cosa fare e che cosa non fare. Cominciamo da che cosa fare. Nell’emergenza c’è una catena della sopravvivenza che parte dall’informativa: il 118 riesce a usare il sistema di intervento giu­sto (dall’elicottero all’ambulan­za, ai vigili del fuoco), se ha in­formazioni certe e precise. Per esperienza personale so che nella concitazione del momento non sempre si ha la lucidità di dire le cose importanti. È impor­tante allenare immediatamente i soccorsi, segnalando con preci­sione il luogo dell’incidente e fornendo più indicazioni possibili sulle persone e i mezzi coinvolti. Poi si possono mettere in atto, se si conoscono le procedure, i primi soccorsi: pochi gesti semplici (come mettere il ferito nella posizione di sicurezza, sul fianco per evitare il rigurgito e il blocco delle vie respiratorie o il blocco degli arti) ma soltanto, lo ripeto, se si sa che cosa fare. A volte l’interventismo fa più danni che altro.

Inchiesta Shock di Panorama: al vaglio 4 ospedali italiani

Si parla tanto delle condizioni della sanità italiana e ci si spaventa già di fronte le notizie e le immagini riportate dall televisione ed i giornali, ma ci sarebbe da avere ancora più paura se si aprisse davvero una porta di qualche struttura ospedaliera in Italia e si toccasse con mano la realtà.

Questo è quello che ha fatto Carmelo Abate, giornalista di Panorma, che nelle settimane scorse ha condotto un’inchiesta in giro per gli Ospedali dello stivale per svelare le reali condizioni. Così, con uno stratagemma per non rivelare la propria identità,  è riuscito ad entrare, non senza qualche difficoltà, negli ospedali di Catanzaro, Napoli, Isernia e Venafro.

Rapporto medico-paziente, le sei guide del Ministero della Salute

Un rapporto delicato, spesso controverso, quello che lega i medici ai pazienti. Se da un lato, l’uomo in camice è il salvatore, colui che guarisce anche dalle malattie più gravi, dall’altro è anche un essere umano, al quale si imputano talora errori inevitabili, altri, e a giusto titolo, sbagli prevedibili, che risultano fatali ai degenti.

Ebbene, proprio per regolare la complessità delle interazioni tra il medico e il paziente, il Ministero della Salute ha elaborato sei guide, con rispettivi ambiti di interesse, contenenti ciascuna dieci consigli utili a gestire al meglio il legame tra ammalato e personale medico-sanitario.
Uniti per la salute, questo il nome dell’iniziativa, rivolta a medici, familiari, pazienti, operatori, volontari e aziende ospedaliere. Si tratta in sostanza di fogli informativi rivolti a tutti i soggetti coinvolti nel processo dell’assistenza sanitaria.

Acqua:sai cosa bevi?

Ogni giorno ne dovremmo bere un litro e mezzo per stare bene e sono moltissime le ricette che ne richiedono l’utilizzo per la loro realizzazione, basti pensare a minestre, stufati, verdure bollite, te, caffè. Stiamo parlando dell’acqua che è fondamentale per il nostro metabolismo, ci disseta, rende la pelle luminosa, ci sgonfia, depura e aiuta a mantenerci in linea.

Gli studiosi hanno addirittura evidenziato che le persone in sovrappeso hanno sistemi cellulari disidratati e che una dieta ha successo se introduce più acqua nelle cellule così da rinvigorirle affinché possano bruciare più grassi. Gli impianti di trattamento dell’acqua potabile, quella che esce dai rubinetti di casa, aggiungono però cloro al punto di ingresso dell’acqua per rimuovere germi e, anche se la quantità di questo disinfettante non è considerata dannosa, esiste una discreta possibilità che tale elemento si associ a composti organici e produca sostanze tossiche come idrocarburi clorurati con conseguenti difficoltà per la salute.

La sola età gestazionale non basta a fare la prognosi

L’età gestazionale, considerata in molti centri di terapia intensiva neonatale come il parametro più indicativo di maturazione e quindi di vitalità del neonato, non deve essere il solo fattore da valutare, al momento del parto, di fronte all’ardua scelta di rianimare un feto estremamente pretermine. Questa raccomandazione arriva ai neonatologi da uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, condotto dall’Università del Texas, che ha seguito una coorte di più di 4.000 bambini pretermine, nati tra la 22esima e la 25esima settimana, periodo delicatissimo, perché ritenuto, dagli esperti, al limite delle possibilità di sopravvivenza del feto al di fuori dell’utero materno.

Altri elementi, come il sesso femminile, il trattamento prima della nascita con corticosteroidei, i parti singoli rispetto a quelli gemellari, piccoli incrementi del peso alla nascita (anche se solo di 100 g) avrebbero effetti benefici sia sulla sopravvivenza che sulla qualità di vita futura dei piccoli nati, riducendo, oltre al rischio di mortalità, anche quello di sviluppare esiti neurologici a distanza. Aggiungono i ricercatori

“Questi vantaggi sarebbero addirittura paragonabili a quelli ottenuti un aumento dell’età gestazionale approssimativamente di una settimana”.

Incidenti stradali: 360 morti in un anno


A Roma ogni giorno muore una persona sulle strade. Il Campidoglio propone un maggiore uso di etilometri e di semafori intelligenti. A Finocchio un 31 enne ha perso il controllo della sua Smart ed è stato sbalzato fuori dell’abitacolo; sulla diramazione Roma-Sud invece un 76enne che era riuscito indenne dal ribaltamento della sua auto è stato stroncato da un infarto pochi minuti dopo. Sono solo le ultime vittime dell’asfalto.

La capitale, lo scorso anno ha prodotto 360 morti e più di 1.000 feriti in incidenti stradali. E per parlare di sicurezza stradale in Campidoglio si è riunita conferenza cittadina sul tema con rappresentanti del comune, prefetto e questore. Maggiori controlli sulle corsie preferenziali,potenziamento della rete di semafori intelligenti, più etilometri.

Cure palliative: dignità anche e soprattutto quando…..


C’è un aspetto della vita che tutti noi non vogliamo mai considerare: la vita finisce. Non passiamo mai troppo tempo a riflettere sulla morte, sugli ultimi giorni che passeremo su questo mondo. Da un certo punto di vista è anche giusto, perché pensare a qualcosa di così brutto come la morte? C’è un aspetto che troppe volte ricorre nella morte al giorno d’oggi, ovvero la perdita della dignità umana negli ultimi momenti della vita di un malato di cancro terminale.

E’ di questo che voglio parlare, perché oggi tutto questo non è più accettabile, soprattutto ora che la medicina ha molti strumenti per aiutare chi si trova in questa condizione, strumenti che si possono condensare in un concetto molto semplice da pronunciare: cure palliative. Purtroppo pochi sanno cosa sono le cure palliative, e ancora meno sono i medici in grado di farle, ma non per questo bisogna fare finta che non esistano.

A trent’anni dalla legge 194 meno aborti e più coscienza


La gente pensa che prima della legge 194 in Italia non ci fossero aborti, invece se ne facevano moltissimi, ma clandestini.

Daniela Fantini è una ginecologa milanese, che lavora nei consultori da quando il 22 maggio 1978, trent’anni fa, fu approvatala legge 194 che legalizzò (entro dei limiti) l’interruzione volontaria di gravidanza. Racconta:

All’inizio vedevamo molte donne con l’utero devastato dagli interventi illegali. Si stima che nel 1978, l’anno in cui la 194 è entrata in vigore, gli aborti clandestini siano stati almeno 350mila. E una delle prime cause di morte per le donne. Oggi che sono legali, sono scesi a circa 130mila, assai meno della metà. I primi tempi, quando riempivo le schede delle pazienti riscontravo che avevano fatto 4, 5 o anche 7 aborti. Oggi sono rarissime quelle che ne fanno due.

E’ scoppiata la sindrome del Dr. House


Burbero, scontroso, introverso, più concentrato sulla malattia che è fondamentale curare che sul paziente, il dottor House, eroe dell’omonimo telefilm, è diventato un esempio per molti medici. In un recente studio, Barron Lerner, del Columbia University Medical Center, ha disegnato l’identikit del medico ospedaliero affetto dalla Sindrome del Dr. House.

II medico, attratto maggiormente da una diagnosi complessa, finisce col dedicare meno tempo, meno energia e poca cortesia ai pazienti la cui diagnosi è semplice e facilmente individuabile e curabile. Il medico viene totalmente assorbito da un caso solo se non riesce a venirne subito a capo. Per chi soffre della sindrome del Dottor House quello che conta non è il malato ma la malattia…”.

Alcol, 1200,morti l’anno: ma il Policlinico li snobba


Ventottomila ricoveri per patologie legate all’alcol, 1200 morti nel 2006, 201 morti e 15.243 feriti in incidenti stradali causati dall’abuso di alcol. Sono i dati che raccontano come il bicchiere di troppo sia diventato una vera e propria piaga della regione Lazio, che spende tra gli 800 e i 6000 euro al giorno per ogni alcolizzato che finisce in ospedale. Eppure il centro di riferimento alcologico regionale, uno dei più importanti d’Italia, potrebbe chiudere. Nella nuova pianta del Policlinico Umberto I, infatti, il centro, nato nel ’97, è declassato a unità di programma: di fatto, significa svuotarlo di posti letto, organico, budget di spesa. Spiega il direttore, Mauro Leccanti:

Attualmente ci lavorano tre medici, tre infermieri, tre aiuti, una ventina di psicologi consulenti e tantissimi volontari. Infatti avevamo chiesto un incremento di risorse. E invece….

Il centro, che raccoglie 5000 pazienti all’anno (1000 nuovi casi), aiuta gratuitamente gli alcolisti a disintossicarsi con una valutazione medica, psicologica e psichiatrica (tel. 06-49972095, oppure 800046655). E in 10 anni ha ridotto al 4-5% gli alcolizzati in lista trapianti: prima erano il 60% e rischiavano un secondo trapianto perché continuavano a bere. Ogni intervento costa alla Regione 300mila euro.

Cure palliative: meglio in hospice che a casa


Per il trattamento dei malati terminali è meglio una struttura specializzata o la fornitura di cure palliative a domicilio? Qual è il livello di gradimento dei pazienti e degli addetti? Quale delle due opzioni garantisce una migliore qualità della vita al paziente terminale? Per cercare di rispondere a queste domande, Camilla Zimmermann, ricercatrice presso il dipartimento di oncologia psicosociale e cure palliative del Princess Margaret Hospital di Toronto, in Canada, ha realizzato un sunto sistematico dei quasi 400 studi randomizzati, controllati e pubblicati sull’argomento.

La fotografia che ne emerge, stando alle conclusioni dell’autrice, non consente di esaurire l’argomento, perché molti dei trial condotti finora non sono omogenei dal punto di vista metodologico e non tutti affrontano in modo adeguato il problema della valutazione dell’efficacia. Non è un caso che nei Paesi industrializzati i servizi di cure palliativo siano letteralmente proliferati negli ultimi anni: se inizialmente si trattava di strutture quasi unicamente dedicate alla patologia tumorale, oggi le stesse sono in grado di offrire servizi e cure integrate per la stragrande maggioranza delle malattie terminali.

Eutanasia: la dolce morte deve diventare un diritto? Partecipate al nostro sondaggio

Si parla di eutanasia quando una persona gravemente ammalata e senza alcuna speranza di guarigione, perchè in fase terminale o affetta da una patologia degenerativa invalidante, chiede che venga posta fine alle proprie sofferenze attraverso la morte. Analogo al concetto di eutanasia quello di suicidio assistito che consiste nel fornire alla persona i mezzi per potersi togliere da sè la vita in modo rapido e indolore, senza l’intervento diretto di un medico.

Esistono due modalità attraverso le quali è possibile praticare l’eutanasia: l’eutanasia indiretta o passiva che consiste in genere nella cessazione delle cure che mantengono in vita il paziente e l’eutanasia attiva che prevede che la morte venga provocata direttamente, ad esempio attraverso la somministrazione di sostanze letali. Non è considerata invece eutanasia la cessazione delle terapie in seguito a morte cerebrale.

Cura choc: Pubertà bloccata fino a 18 anni


Sesso incerto? Prendi tempo. Fa inorridire conservatori ed esperti di bioetica negli Usa, la nuova frontiera dell’endocrinologia. Di fatto agli adolescenti che mostrano incertezze di genere può essere bloccato lo sviluppo sessuale in attesa che “da grandi” possano decidere se essere maschi o femmine.

“Se impedisci alle gonadi, le ovaie nelle ragazze e i testicoli nei maschi, di produrre steroidi sessuali, puoi letteralmente fermare ogni differenza tra i sessi”