Cosa fare e non in caso di sospetto infarto

Cosa fare in caso di sospetto infarto? Ci pensa l’Asl di Grosseto, attraverso un team di cardiologici esperti, a buttare giù un elenco di consigli da tenere in considerazione nel caso in cui ci si ritrovi davanti a sintomi che potrebbero essere riconducibili a quelli di un attacco di cuore.

Infarto, il servizio “Fast Track” per ridurre la mortalità

In caso di infarto, il ritardo può essere un fattore di rischio. Il 30% dei decessi, infatti, avviene fuori dall’ospedale e entro 1 ora dalla comparsa dei sintomi. La tempestività dell’intervento, perciò, è fondamentale per ridurre la mortalità. La Divisione di Cardiologia dell’Istituto Clinico Città Studi di Milano ha messo a punto un servizio innovativo, che si chiama “Fast Track”, che consente di evitare ritardi inutili e dannosi, by-passando il pronto soccorso e trasportando il paziente direttamente in sala di emodinamica.

Meno arrabbiati uguale meno rischio infarto

Prima di inveire nel traffico contro qualcuno che ci ha tagliato la strada, o maledire il vicino di casa con la musica troppo alta, contiamo fino a dieci. Sembra un po’ improbabile riuscire a controllare emozioni così violente e spontanee, come l’indignazione, il rancore, l’odio e soprattutto la rabbia. Eppure è importante, anzi fondamentale per la salute del nostro cuore.

Un recente studio pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Journal of the American College of Cardiology ha infatti evidenziato un nesso tra le forti emozioni, in particolari quelle legate a sentimenti rabbiosi e negativi, e la morte precoce dovuta ad arresto cardiaco. Ogni anno si stima che ci siano circa 400.000 decessi dovuti ad un infarto provocato da reazioni eccessive durante una lite o una discussione troppo accesa.

Ormoni sessuali espongono a rischio infarto gli uomini

Gli uomini sono più inclini a subire attacchi cardiaci e a morire d’infarto rispetto alle donne della stessa età.
La causa, secondo una recente ricerca degli scienziati dell’università di Leicester è da imputare agli ormoni sessuali.

I risultati dello studio effettuato dal dottor Maciej Tomaszewski e dal suo team spiegano come mai ci sia questo “svantaggio” che porta il sesso maschile ad essere più soggetto al rischio di infarto rispetto alle donne.
Si tratterebbe di una naturale predisposizione provocata dagli ormoni sessuali.