Spiegato il meccanismo del “dare la colpa agli altri”

Semplicemente osservando qualcuno che pubblicamente dà la colpa a qualcuno per un problema, anche quando costui è innocente, aumenta notevolmente le probabilità che la pratica di incolpare gli altri si sviluppi con tenacia, secondo la nuova ricerca dalla USC Marshall School of Business e la Stanford University.

Nathanael J. Fast, assistente alla cattedra di gestione e di organizzazione presso la USC Marshall School of Business e Larissa Tiedens, docente di comportamento organizzativo presso la Stanford, hanno condotto quattro diversi esperimenti e hanno scoperto che pubblicamente incolpare gli altri aumenta drammaticamente la probabilità che la pratica sarà “virale”. Il motivo: la colpa si diffonde rapidamente, perché fa scattare la percezione che la propria immagine sia sotto attacco e deve essere protetta.

Lo studio denominato “Colpa contagiosa: la trasmissione automatica delle auto-attribuzioni” è il primo ad esaminare se spostare la colpa verso gli altri sia socialmente contagioso. I risultati saranno pubblicati sul Journal of Experimental Social Psychology.

Quando vediamo gli altri proteggere i loro ego, abbiamo un atteggiamento troppo difensivo. Attuiamo quindi un tentativo di protezione della nostra immagine incolpando gli altri per i nostri errori, che possono stare bene in questo momento.

L’autore aggiunge che, nel lungo periodo, tale comportamento potrebbe danneggiare la propria reputazione ed essere distruttivo per l’organizzazione e in seguito per la nostra società nel suo complesso. Tiedens ha spiegato che lo studio non ha specificamente esaminato l’impatto della difficile congiuntura economica, ma rende sicuramente peggiore il problema.

Figli depressi se i padri lo sono prima di loro

Lo studio sul rapporto genitori-figli da molti anni è basato sul rapporto tra un figlio ed una madre in quanto, almeno nelle generazioni precedenti, erano le donne più a contatto con i bambini, li crescevano, e soprattutto gli studiosi dell’età dello sviluppo quasi mettevano in secondo piano il ruolo del papà, relegandolo a colui che porta il pane a casa e che si fa vedere poco.

Ultimamente però le cose sono cambiate. Le funzioni degli uomini e delle donne sono diventate più o meno uguali. Anche gli uomini contribuiscono in maniera non irrilevante all’educazione dei bambini, e li accudiscono dal cambio del pannolino al sostegno scolastico.

Per questo, da qualche anno, gli psicologi hanno cominciato a studiare anche il rapporto padre-figlio, e si sono accorti che se il cattivo umore o, peggio, la depressione della madre era nociva per il bambino, quella del padre lo è ancora di più.

Cleptomania: una sindrome da star

La cleptomania fa parte della schiera dei disturbi del controllo degli impulsi.
Questa sindrome può essere definita come la ricorrente e reiterata incapacità di resistere al’impulso di rubare oggetti che non hanno utilità personale e spesso neanche un gran valore commerciale.
Il furto non viene mai compiuto per vendetta, per rabbia nè sotto gli effetti di droghe o allucinogeni.
E’ semplicemente dettato da un bisogno impellente di rubare e dall’incapacità e debolezza del soggetto che non riesce a trattenersi, e ad opporre resistenza al suo irrefrenabile stimolo di “prendere“.

Il cleptomane punta su articoli di poco prezzo e una volta rubati li regala o li butta via.
Può addirittura capitare che li conservi, per poi restituirli in seguito, senza farsi scoprire. Questo testimonia il completo disinteresse nei confronti dell’oggetto sottratto.