Eutanasia, lo spot sul fine vita diffuso dai Radicali riaccende le polemiche

L’associazione Luca Coscioni ed il Partito Radicale hanno diffuso in questi giorni uno spot pro eutanasia realizzato dalla Exit international e già bloccato dall’autorità per le comunicazioni australiana. Pochi minuti di filmato per difendere una scelta, quella sul fine vita, messa sullo stesso piano delle tante altre decisioni importanti che siamo chiamati a prendere nel corso della nostra esistenza: cosa studiare, con chi trascorrere i nostri giorni, persino il taglio di capelli.

L’associazione della morte ad eventi anche banali se vogliamo, non è affatto casuale. La vita finisce: è naturale. Vivere è un tempo finito e, pur riconoscendo il diritto a prolungarlo quanto più possibile, malgrado le sofferenze, di quanti vogliono ancora combattere per vedere sorgere il sole, bisogna d’altro canto tutelare le volontà dei malati terminali quando queste siano orientate verso l’altra di scelta: l’eutanasia.

Obesità infantile, sotto accusa spot televisivi di fast food

Adolescenti e bambini trascorrono sempre più tempo davanti alla televisione, incollati allo schermo e in balìa di pubblicità ad effetto che hanno sempre più potere sulle giovani menti.
D’altra parte, quando si tratta di cibo, anche agli adulti viene l’acquolina in bocca solo a guardarli gli spot televisivi. Ebbene, dopo play-station, computer, vita sedentaria e alimentazione sregolata, sotto accusa per l’allarmante incremento dell’obesità infantile è ancora una volta la televisione, più nello specifico proprio le pubblicità di alimenti insani e ricchi di grassi, tipici dei fast food.

Un recente studio, pubblicato sul Journal of Law and Economics, ha infatti fatto notare che il divieto di trasmettere messaggi pubblicitari di panini, patatine fritte e cibi pronti potrebbe portare a una diminuzione dell’obesità infantile pari addirittura al 18%.
L’analisi sull’incidenza degli spot sull’eccesso di peso nei bambini è stato condotta dai ricercatori del National Bureau of Economic Research (NBER), grazie ai finanziamenti del National Institutes of Health.