Come spiegare ai bambini la guerra?

Come spiegare ai bambini la guerra? Con parole adatte ed in modo tale che crescano senza provare paura ma sapendo che nel mondo non tutte le persone sono buone e che talvolta cose brutte possono accadere se la gente odia senza motivo.

Psicosi da attentato, reagire emotivamente

Per combattere la psicosi da attentato è necessario reagire emotivamente, condividendo sensazioni ed emozioni con gli altri. Lo suggerisce lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano. Non solo: è necessario evitare di catastrofizzare ciò che avviene.

Psicologia del terrorismo

Psicologia del terrorismo: analizziamo quale è lo scopo di queste azioni barbariche. Non vi è solo la voglia di colpire fisicamente i propri “nemici” attraverso gli attentati causando morte e distruzione, ma vi è lo scopo più sottile ed infimo di portare “legittimazione” alla propria azione.

Parigi, vittima italiana volontaria di Emergency

Si è sperato fino all’ultimo di trovare viva Valeria Solesin, uccisa venerdì scorso durante l’attentato al Bataclan a Parigi. La giovane aveva messo a servizio della medicina e dei più sfortunati il suo tempo in passato: è stata volontaria di Emergency.

Parigi, la macchina dei soccorsi

Gli attacchi terroristici a Parigi di questa notte hanno evidenziato, nonostante il dolore, come la Francia sia organizzata per ciò che concerne la macchina dei soccorsi. E con questo non intendiamo semplicemente l’egregio lavoro delle ambulanze e dei soccorritori subito dopo gli attentati, ma l’intera gestione dell’emergenza.

Terrorismo: follia, razionalità e meccanismi mentali

Ho guardato e riguardato le scene dell’attentato di Boston. Terrorismo, certo, ma le esplosioni non eccessive, seppur criminali ed assassine, mi hanno fatto pensare al gesto di un folle, un lupo solitario, come si dice in gergo e mi ha ricordato le esplosioni fuori dalla scuola di Brindisi. Per questo ho scelto oggi di riflettere con voi su questo argomento.

Bomba a Brindisi: come funziona la psicologia del terrorismo

Melissa, 16 anni ed un  piccolo sogno nel cassetto, forse appena elaborato: fare la stilista da grande. Un obiettivo che lei non potrà portare più a termine, perché ora non c’è più fisicamente, anche se la sua immagine rimarrà nel cuore di tutti gli italiani, negli anni a venire quale simbolo, vittima, di un gesto orribile, una bomba piazzata fuori ad una scuola. Allo stato dei fatti, dell’indagine ancora non c’è un movente specifico, che possa dire se si è trattato del gesto di follia di un singolo individuo, un atto intimidatorio della criminalità organizzata o un puro gesto di terrorismo.

Ansia e attacchi di panico, in Italia è il boom

Il 2011 è un anno nero per gli italiani, sempre più vittime dell’ansia e degli attacchi di panico, complici anche la crisi economica e il terrorismo. Come spiega anche la piscoterapeuta Paola Vinciguerra, nonché presidente dell’EuroDAP, l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, i numeri sono in continuo e progressivo aumento, tanto che si stima di superare quota 12 milioni per l’anno in corso.

La causa è da ricercare nell’arrivo convulso di immigrati e nelle minacce dirette al nostro Paese di Gheddafi, ma anche la morte di Osama Bin Laden, che inevitabilmente ha innescato la paura di possibili rappresaglie e ritorsioni da parte di Al Qaeda.

Uno screening comportamentale individuerà i futuri terroristi negli aeroporti

L’uso efficace di più livelli di raccolta di informazioni, comprese quelle vigenti sui programmi di identificazione del comportamento, avrebbero potuto evitare che Farouk Abdul Mutallab salisse sul volo Northwest 253 nel fallito attentato del giorno di Natale. Così dice il ricercatore sulla sicurezza alla University at Buffalo, Mark G. Frank, il quale spiega, che, sebbene Mutallab abbia passato alcuni livelli di sicurezza,

le tecniche della scienza del comportamento avrebbero potuto scoprire le sue intenzioni una volta entrato in aeroporto. Ci sono stati molti progressi scientifici nella tecnologia unita con la comprensione di queste persone, del loro comportamento, e dei programmi che mettono in azione, per contribuire alla loro identificazione. Sfortunatamente, non vengono utilizzati in modo ampiamente sufficiente.

Frank, che ha consigliato i programmi di identificazione del comportamento al Department of Homeland Security, è d’accordo con gli esperti che sostengono che la sicurezza è meglio realizzata con un approccio a più livelli per l’esame dei passeggeri.