Malattia della pioggia? In realtà si chiama dermatofilosi, ma negli ultimi mesi è diventata nota con questo nome. Scopriamo insieme di cosa stiamo parlando e quali sono i sintomi.

I sintomi della malattia della pioggia
Non si tratta ovviamente di una malattia provocata dal semplice fatto di prendere la pioggia. Il nome deriva dall’inglese “rain rot” e nasce in ambito veterinario, dove l’infezione è conosciuta soprattutto negli animali esposti a condizioni di forte umidità. A causarla è il batterio Dermatophilus congolensis, un microrganismo che colpisce soprattutto bovini, cavalli e pecore e che, fino a poco tempo fa, provocava nell’uomo infezioni molto rare.
Ultimamente sono stati osservati alcuni casi in più. La dermatofilosi è principalmente un’infezione della pelle. Nell’uomo può comparire con papule, pustole, croste e zone desquamate, spesso accompagnate da prurito. Le lesioni possono interessare diverse parti del corpo, comprese cosce, tronco, volto e regione genitale.
Il problema? Questi sintomi non sono specifici e possono essere facilmente confusi con altre infezioni o irritazioni cutanee. Per questo, quando il medico sospetta la dermatofilosi, può essere necessario analizzare un campione prelevato dalla lesione per arrivare a una diagnosi precisa.
Nella maggior parte dei casi osservati recentemente in Europa, l’infezione ha avuto un decorso lieve e ha risposto bene agli antibiotici, applicati localmente o assunti per via orale. Finora non sono state segnalate complicazioni gravi nei focolai. Il rischio per la popolazione generale viene quindi considerato molto basso.
Sotto osservazione modalità di trasmissione

Perché, allora, le autorità sanitarie europee stanno aumentando l’attenzione sulla malattia della pioggia? Il motivo principale non è la gravità della malattia, ma il cambiamento nel suo comportamento. In passato i rari casi umani erano generalmente associati al contatto con animali infetti. Nei focolai comparsi dalla fine del 2025, invece, molti pazienti non riferivano contatti con animali.
Le indagini hanno evidenziato soprattutto contatti fisici molto ravvicinati tra persone, portando gli esperti a considerare il contatto pelle contro pelle come la possibile principale modalità di trasmissione nei focolai attuali. Non si può comunque escludere completamente il passaggio attraverso superfici o oggetti contaminati.
Al 20 agosto 2026 erano stati segnalati 123 casi in dieci Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Austria, Norvegia, Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Svizzera e Regno Unito. L’Italia non risultava tra i Paesi coinvolti. L’attenzione dell’Europa nasce quindi soprattutto dalla necessità di capire se D. congolensis stia sviluppando una capacità di trasmissione tra esseri umani più importante rispetto al passato.
Non siamo di fronte a una nuova emergenza sanitaria. La malattia della pioggia è un’infezione generalmente lieve, ma il suo recente aumento e le modalità di trasmissione osservate meritano sorveglianza. Conoscere i sintomi e rivolgersi al medico davanti a lesioni cutanee insolite resta il modo migliore per ottenere una diagnosi corretta e, se necessario, iniziare rapidamente la terapia.