Testamento biologico, Saviano e la libertà di scelta

di Redazione 1

Ieri sera si è tenuto un congresso molto delicato a Roma, voluto da Beppino Englaro, Ignazio Marino del Pd e diversi artisti e avvocati, per dibattere di testamento biologico. A far scalpore è stato l’intervento di Roberto Saviano, il quale non è potuto essere presente al teatro Umberto, ma che ha voluto partecipare inviando un video con il suo pensiero.

Un pensiero che, come spesso accade allo scrittore napoletano, piace alla piazza, ma non al Palazzo. Si parla di testamento biologico, e di una parola, Libertà, che ai politici piace quando esce dalla loro bocca, ma non quando la ascoltano da persone che con la politica non hanno nulla a che fare. Libertà di scegliere, Libertà di decidere le proprie cure, Libertà di disubbidire.

Come hanno deciso di fare l’80% dei chirurghi, secondo quanto riferito dall’onorevole Marino, i quali hanno già annunciato che se dovesse passare una legge in cui viene imposto l’obbligo di idratazione ed alimentazione anche nei casi di stato vegetativo permanente (proprio come nel caso di Eluana), non seguiranno la legge, ma lasceranno scegliere alla famiglia. Ed è proprio qui il nodo della questione: la scelta della famiglia e del paziente stesso, per cui in molti Paesi è previsto un testamento biologico riconosciuto dalla legge. Qui rimangono le ultime volontà di una persona che, ancora in possesso delle sue piene facoltà mentali, può decidere se continuare con l’accanimento terapeutico o no, nel caso si trovasse in quelle condizioni.

Secondo il ddl presentato dal Governo nelle scorse settimane e di cui si dibatterà all’inizio di marzo, non conterà né il testamento biologico, né la volontà del malato, né quella della famiglia: bisogna tenere per forza in vita una persona anche se l’unica vita che è ancora presente è quella finta delle macchine.

La battaglia di Englaro è una battaglia di democrazia, di libertà. Nessuno può scegliere al posto tuo quale vita è degna di essere vissuta, ognuno può e deve poterlo decidere per se stesso. Per questo serve un testamento biologico, non la legge ora in discussione che è solo sopraffazione.

L’assenza di una legge allo stato attuale, o se passasse quella in dibattimento ora, rischiano di portare ad una sola conseguenza, e cioè che se qualcuno vuol interrompere l’accanimento terapeutico deve farlo clandestinamente. Ciò non significa che, in caso di testamento biologico, bisogna per forza morire. Come sottolinea Saviano, chi crede che sia giusto rimanere attaccati alle macchine, può benissimo dichiararlo per sé stesso. Ciò che non va è che a decidere siano i politici, ed è qui che la Libertà perde il suo significato, diventando una parola vuota, proprio come una persona attaccata per vent’anni ad un respiratore, e non ha alcuna speranza di svegliarsi.

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