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Arriveremo quasi tutti a cento anni, è il momento di ripensare la struttura della nostra vita

Le nuove generazioni delle popolazioni delle nazioni sviluppate vivono quasi un decennio in più rispetto ai loro genitori, per merito delle migliorate condizioni di salute in età avanzata. E’ quanto afferma un recente studio pubblicato sulla nota rivista di divulgazione scientifica Nature.

La salute migliore in età avanzata deriva dagli sforzi della sanità pubblica per migliorare le condizioni di vita e prevenire le malattie, e da migliori e sempre più sofisticati interventi medici, ha spiegato l’autore  della ricerca, James Vaupel, a capo del Duke University’s Center on the Demography of Aging.

Negli ultimi 170 anni, nei Paesi con la più alta aspettativa di vita, la vita media è cresciuta ad un tasso di 2,5 anni per decennio, ovvero di circa 6 ore al giorno.
La probabilità di morte aumenta con l’età fino alle età più avanzate. La buona notizia è che dopo i 110 anni, la probabilità di morte non aumenta ulteriormente. La cattiva notizia è che a 110 anni la probabilità di morte si attesta al 50% annuo.

“E’ possibile, se continuiamo a fare progressi nel ridurre la mortalità, che la maggior parte dei bambini nati dal 2000 in avanti, festeggerà il 100° compleanno nel 22esimo secolo”, ha detto Vaupel. “Questo avvverrà se l’incremento della speranza di vita andrà allo stesso ritmo degli ultimi due secoli, in quel caso più della metà dei bambini che vive oggi nel mondo sviluppato soffierà su 100 candeline.”

Questo porta ad una interessante serie di domande di natura socio-politica, ha proseguito Vaupel.

Quali saranno gli effetti della vita media notevolmente più lunga sui servizi sociali, sull’assistenza sanitaria e sull’economia? Il processo di invecchiamento può essere rallentato? E perché le donne continuano a sopravvivere più degli uomini? Il rapporto sui centenari è di 6-1 per le donne sugli uomini.

“Potrebbe anche essere arrivato il momento di ripensare come si struttura la nostra vita”, ha detto Vaupel. “Se i giovani si rendono conto di vivere almeno fino a 100 anni e che saranno in buona forma almeno fino ai 90-95, potrebbe avere più senso dilazionare l’istruzione, il lavoro e l’educazione dei figli su più anni di vita, invece di destinare i primi due decenni esclusivamente all’educazione, ed i successivi tre o quattro decenni alla carriera e ai figli, e gli ultimi quattro solo al tempo libero.”

Un modo per cambiare le traiettorie della vita sarebbe permettere alle persone giovani di lavorare meno ore, in cambio della permanenza nel mercato sul lavoro fino ad un’età più avanzata.

“Il 20° secolo fu un secolo di redistribuzione della ricchezza, il 21° secolo sarà probabilmente un secolo di redistribuzione del lavoro”, ha concluso Vaupel.

Che ne pensate?

[Fonte: James W. Vaupel, ‘Biodemography of human ageing’, Nature, March 2010]

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