Coronavirus, studio Ema su vaccino Novavax

di Valentina Cervelli 0

In arrivo un nuovo vaccino per tentare di arginare la pandemia di Coronavirus anche in Europa: si tratta di Novavax, nome scientifico NVX-CoV2373. Un preparato a base di proteine ingegnerizzate per l’appunto dalla omonima biotech statunitense con la quale l’Unione, stando alle ricostruzioni eseguite, ha una trattativa in corso da diverso tempo.

Trattative per le dosi di vaccino

Al momento questo nuovo vaccino proveniente dagli Stati Uniti è sotto la rolling review dell’Agenzia Europea del Farmaco. Nessun dettaglio è stato reso noto in merito a quante dosi saranno rese disponibili e in quanto tempo. Parlando con Il Fatto Quotidiano John Trizzino, vicepresidente esecutivo dell’azienda biotech ha fatto sapere che è già iniziato sia con Ema che con altre agenzie, tra cui quella inglese, il processo di presentazione con i dati non clinici. Questo significa che la tempistica definitiva per ciò che consente la distribuzione del nuovo vaccino in Europa dipenderà da quanto tempo sarà necessario per l’Ema al fine di completare la sua revisione.

Al momento, essendo ancora in corso i negoziati per il vaccino anticovid tra la Novavax e l’Unione Europea, definire maggiori dettagli non è possibile: prima di ottenere ulteriori informazioni sui tempi di distribuzione appare prematuro. Come ha spiegato ancora Trizzino, in generale l’azienda si aspetta di riuscire a sostenere una “capacità di produzione di circa 150 milioni di dosi al mese entro il terzo trimestre“, includendo anche la capacità proveniente dal loro partner, il Serum Institute of India.

Come è composto il vaccino Novavax

Il vaccino Novavax prodotto negli Stati Uniti si basa sull’antigene proteico della malattia, in quantità molto bassa rispetto ad altre formulazioni: può inoltre essere spedito e conservato alle classiche temperature di refrigerazione degli altri vaccini. Un fattore importante perché è possibile una distribuzione attraverso i canali classici a condizioni semplici da rispettare. La formulazione, tra l’altro, sembra essere in grado di fornire un approccio più semplice alla lotta contro il Covid-19. Spiega il vicepresidente di Novavax:

Il nostro vaccino ha diversi elementi di differenziazione e vantaggi: usiamo un quantità molto piccola di antigene. Questo fornisce una capacità di creare un vaccino multivalente e una rapida creazione/produzione su larga scala di candidati vaccinali che potrebbero affrontare più ceppi in circolazione. Nei test preclinici, è sembrato indurre un’immunità sterile.

Presentare immunità sterile significa non risultare infettivi nel caso si diventi positivi dopo aver eseguito la vaccinazione. Dalle sperimentazioni finora eseguite sull’uomo, il vaccino appare essere efficace contro le varianti: pari al 96,4% contro il ceppo originale del virus e dell’86,3% contro la variante inglese e nella Fase 2b avviata in Sud Africa ha dimostrato un’efficacia del 48,65% contro la variante emergente del luogo. Secondo la sperimentazione più avanzata di Fase 3 nel Regno Unito non sono emersi preoccupanti reazioni avverse.

 

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