Trapianti di rene da vivente: nuova tecnica mininvasiva

di Valentina Cervelli 5

Sebbene sotto esame per alcuni episodi di malasanità ancora in via di analisi come il caso d’infezione da TBC, il Policlinico Gemelli di Roma rimane uno degli istituti di maggiore credito per ciò che riguarda i trapianti e le tecniche ad essi legati. E questa forma di eccellenza è stata dimostrata ancora una volta grazie  ad una nuova tecnica di trapianto da vivente svolta su una coppia di pazienti presso la struttura.

I primi due prelievi di reni eseguiti secondo questa tecnica mininvasiva  sono stati eseguiti dal nosocomio romano un mese fa, ma la notizia è stata diffusa solo ieri a fini precauzionali, in modo tale da dare modo ai pazienti di riprendersi completamente. Questo nuovo protocollo che ha preso vita nell’ospedale della Capitale consente di semplificare, e non di poco, la donazione di un rene da vivente, premettendo ai medici di estrarre il rene attraverso una piccola incisione, in modo semplice e senza particolari complicanze.

Sia i donatori che i riceventi stanno bene. La prima coppia era formata da una donna di 42 anni che ha donato un rene al marito di 54; la seconda ha riguardato la donazione di un rene da parte di una donna di 53 anni alla figlia di 32.

Il decorso operatorio  delle donatrici, e questo basta a far capire quanto questa nuova tecnica possa essere considerata vantaggiosa, è stato molto breve:  sono state dimesse regolarmente appena cinque giorni dopo l’espianto. I due malati, affetti entrambi da insufficienza renale cronica ad uno stadio terminale sono stati dimessi dieci giorni dopo l’operazione, con un’ottima funzionalità renale. Tutti e quattro, ad un mese dall’intervento, presentano un quadro di salute ottimale.

Commenta il direttore del Centro Nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa:

Questa tecnica apre la strada a un nuovo modo di affrontare e proporre, ai pazienti e ai loro congiunti, il trapianto da vivente.

Il protocollo, dal nome “Hand-Assisted” consiste nell’introduzione della mano di un operatore attraverso una incisione di soli sei centimetri, e rispetto alle altre tecniche e come tutte quelle caratterizzate da approccio mininvasivo è in grado di dare vita a meno complicanze, meno dolore ed ad una ripresa decisamente più veloce.

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Fonte: Corriere della Sera

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