Tumore ai polmoni, diagnosi con prelievo del sangue?

di Valentina Cervelli 0

Un prelievo del sangue per diagnosticare il tumore al polmone. Non è la prima promessa in tal senso mai effettuata da un gruppo di ricercatori, ma è interessante per le potenzialità temporali che sottintende. Secondo i ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, si potrebbe riuscire a scovare delle cellule cancerose anche fino a due anni prima dei normali esami previsti dal Sistema Sanitario Nazionale.

Questo significherebbe riuscire a diagnosticare il tumore al polmone in modo veloce e decisamente precoce a tal punto di essere in grado di bloccare la malattia molto prima che diventi pericolosa. La sperimentazione italiana è parte di uno studio recentemente pubblicato sulla rivista di settore Journal of Clinical Oncology. I risultati sono stati così sorprendenti da essersi meritati uno spazio alla conferenza tenuta di concerto tra l’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro (AACR) e l’Associazione Internazionale per lo Studio del Tumore al Polmone (IALSC).

Per giungere alle proprie conclusioni, gli scienziati italiani hanno preso in considerazione un campione di persone formato da 939 forti fumatori (870 sani e 69 affetti da cancro ai polmoni, N.d.R.), dei quali hanno verificato il “microRNA circolante nel sangue”, parametro importante nell’individuazione di cellule tumorali in circolazione che possano indicare la presenza di una massa nell’organismo. Commenta il dott. Ugo Pastorino, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgica Toracica e uno dei firmatari dello studio:

Il test ha dimostrato una sensibilità dell’87% nell’identificare il tumore al polmone. Inoltre, l’alta specificità del test ha ridotto dell’80% il numero dei falsi positivi individuati dalla TAC spirale che aveva identificato noduli sospetti in forti fumatori non malati di cancro polmonare.

Un test del genere, è palese, non solo è in grado di far eseguire ai medici una diagnosi precoce e quindi curare in modo adeguato il paziente, ma se perfezionato e protocollato all’interno del sistema, consentirebbe anche un discreto risparmio di denaro pubblico grazie alla non necessità di un numero eccessivo di esami radiologici talvolta cagione di falsi positivi. Voi cosa ne pensate? A noi sembra un ottimo passo in avanti se questa volta si passerà dalla sperimentazione… ai fatti.

Fonte: JCO

Photo Credit | Thinkstock

 

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