Il gioco d’azzardo patologico

di Redazione 8

Il gioco d’azzardo patologico è una forma di “dipendenza senza droga” ed è un vero e proprio disturbo del comportamento, in cui la dipendenza è data non da una sostanza ma da una attività. In questo caso infatti l’individuo non è dipendente da una sostanza ma da azione, azioni caratterizzate da un bisogno di ripetitività, ossessione e schiavitù.

Il gioco infatti è una tipica occupazione umana, rilassante e divertente, che fa vivere momenti di entusiasmo e relazione ma può anche favorire la creatività e l’abilità; ma alcuni giochi racchiudono in sé il pericolo della dipendenza. Una persona che gioca al casinò, al Lotto, scommette sui cavalli, gioca alle macchinette video poker, alle slot-machine, al Bingo o altro, non può essere etichettata di per sé come giocatore d’ azzardo patologico; esistono infatti vari parametri per indicare se siamo di fronte ad un “problema”, ad un disturbo.

Questi parametri sono quelli che vengono portati allo psicologo e consistono innanzitutto nella richiesta di aiuto da parte del soggetto interessato o di una persona a lui vicino, essenziale per aiutare un potenziale giocatore patologico; poi si ha il bisogno di giocare che diventa una necessità, qualcosa di più forte del soggetto,una costrizione vera e propria. È essenziale porre inoltre l’attenzione ad un fattore sociale che altro non fa che rinforzare i comportamenti disattativi e problematici dei giocatori d’azzardo e cioè le varie pubblicità televisive e su quotidiani di gratta e vinci, lotto, scommesse su cavalli e così via che esortano al gioco stesso, ponendo in una luce assolutamente irreale tali attività; infatti l’ esortazione al gioco attraverso la quasi sicurezza delle vincite altro non crea e rinforza la suddetta dipendenza.

 Se infatti da un lato le varie Società è lo Stato stesso ha degli introiti economici derivanti da tali attività, dall’altro fa si che tali disturbi si amplifichino a causa di un riconoscimento sociale positivo. Avendo ogni Governo il dovere di mettere in atto interventi che favoriscano la conoscenza di questo tipo di patologia in modo da frenarne lo sviluppo suo compito preciso è quello di prevedere adeguati interventi di recupero: un giocatore patologico non può essere lasciato a se’ stesso perche’ non si puo’ guarire ne’ imparare a controllare una dipendenza da soli.

Non esiste un profilo di personalità specifico particolarmente predisposto alla dipendenza dal gioco, bensì alcuni tratti che coincidono più o meno con quelli osservati in altri tipi di dipendenza, quali la mancanza di autocontrollo (responsabile di comportamenti impetuosi ed impulsivi), la bassa autostima e gli elementi che costituiscono la personalità limite, narcisistica e antisociale. Inoltre, il sovraccarico di stress, la sensazione di solitudine e la difficoltà di concentrare la propria attenzione sono fattori caratteriali o situazionali che, venendo meno la capacità di autocontrollo, facilitano l’insorgenza di tale dipendenza.

A livello tipologico è possibile suddividere i giocatori d’azzardo per azione e per fuga. I primi hanno perso il controllo sul loro modo di giocare, il gioco è per loro l’unica cosa nella vita. I secondi invece trovano nell’attività di gioco sollievo da sensazioni di ansia, solitudine, rabbia o depressione e usano il gioco d’azzardo per sfuggire da crisi o da difficoltà.

 I sintomi correlati al Gap possono essere psichici,fisici e sociali. Il giocatore infatti ha ossessione del gioco, alterazioni del tono dell’umore, aumento dell’impulsività, nervosismo, irritabilità, ansia, è soggetto a continue cefalee, insonnia, tremori, sudorazione, palpitazioni ecc; infine i danni economici, morali e sociali sono quasi sempre intrinseci. Come tutte le dipendenze, anche il gioco d’azzardo patologico presenta dei sintomi d’ astinenza come inquietudine, nervosismo, insonnia,nausea vomito e tremori.

 Le conseguenze più evidenti, inoltre, sono quelle più strettamente legate alle perdite finanziarie e dei propri beni; le ripercussioni sull’ ambiente di lavoro, le separazioni e i divorzi, le conseguenze sui figli; tuttavia anche lo sviluppo di disturbi legati allo stress come dolori allo stomaco, ulcere, coliti, insonnia, ipertensione, malattie cardiache, emicranie ecc. possono essere prevedibili. Le cause del gioco d’azzardo sono spesso ambientali (pressione sociale, ambiente familiare e suoi valori, psicologiche, volontà di autopunizione, necessità di fuga e di eccitazione, sensazione di poter controllare l’esito del gioco) e biologiche (deficit del sistema neurotrasmettitoriale della ricompensa, fattori ereditari).

Da un punto di vista psicologico,attraverso una psicoterapia ad orientamento cognitivo -comportamentale, sarà possibile agire su un duplice fronte; infatti è possibile l’intervento sul giocatore e/o su uno o più familiari. Dopo aver accertato che si è di fronte ad una condizione di Gioco d’ Azzardo Patologico o di una condizione che potrebbe scaturire col tempo verso questa diagnosi, si procederà gradualmente alla attraverso la modificazione dei comportamenti abitualmente scorretti sia del giocatore che dei familiari.

Commenti (8)

  1. Buonasera, sono la moglie di un incallito giocatore d’azzardo, chemin de fer, poker texas hold’em e videopoker. Innanzitutto sono pienamente d’accordo sul fatto che in televisione ci sia un continuo e costante “martellamento psicologico” che incita al gioco.
    Per quanta riguarda il mio caso, devo dire che chi vive accanto ad una persona che soffre di questo tipo di dipendenza, soffre tantissimo e si sente impotente. Io sono sposata da quindici anni e ho assistito a cose davvero assurde: quando mio marito gioca al casinò, sembra che sia avvolto da una polverina magica (come la chiama lui), che gli fa commettere errori assurdi, veri e propri atti di autodistruzione. Finita la serata, ripercorre tutto e comincia a disperarsi per gli errori commessi, cadendo in crisi depressive molto profonde e dicendo che desidera morire.
    La sera dopo, come se nulla fosse accaduto, ritorna a giocare.
    Preciso che ha una madre ossessionata dal denaro, o meglio, una madre che continua a martellarlo parlando sempre della sua vita priva di denaro, è una donna che si è privata per tutta la vita di tutto, persino di un caffè al bar.
    E’ una situazione difficile, non so come prenderlo, anche perchè lui non vuole farsi aiutare e quando parlo di psicologi o gruppi di ascolto, vengo aggredita verbalmente e mi dice che non è pazzo e non ha bisogno di nessuno.
    Potete darmi un consiglio su come devo comportarmi come moglie ?
    Grazie e spero tanto in una risposta !!!!
    Silvia.

  2. @ silvia:
    Sono un educatore sociale qualsiasi, di Rimini. Non so se leggerà mai nessuno queste mie prossime righe, ma la speranza nel dar testimonianza è alla base della prevenzione e della disperazione del caso ” dipendenza da gioco”. Un padre di famiglia sui 50 mi confida il suo stato di dipendente dal gioco dei cavalli. La stessa sera in cui mi sono presentato in casa della moglie e dei figli su invito della stessa. Il figlio di 24 anni ha un problema. Sua madre vorrebbe farlo visitare da uno psicologo ma non riesce nel convincerlo. Per questo motivo lei chiede aiuto all’associazione della quale faccio parte.Il padre assiste al nostro dialogo e, finita la serata, mi accompagna alla mia auto e mi confida il suo disagio. Separato, ma in buoni rapporti con la moglie, vive da pochi mesi solo. Mi dice di essere una persona socievole e di essere in buoni rapporti con tutti i conoscenti, che in questo momento ha inpegni di lavoro saltuari e non regolari, che sono 15 che sperpera denaro alle scommesse dei cavalli e che tutt’ora spende 10 euro al giorno. Mi dice questo con le lacrime soffocate agli occhi. Suo figlio vive in un mondo tutto suo. Si è costruito nella solitudine e nell’incomprensione della vita un castello di fantasie enorme. Vive dentro se un mondo che lo rende sufficente da tutti. Privo di forme affettive. Il padre a sua volta, vive una profonda crisi depressiva dovuta al fallimento totale della sua vita e al fatto che non riesce a smettere di giocare nemmeno per un sol giorno. Sembra mantenersi il gioco con piccole dosi, per non spendere troppo, dice, come una specie di cura a scalare di metadone, per i casi di dipendenza da oppiacei. Dice che, dopo aver assistito in associazione ai dialoghi di alcuni casi di genitori con i figli tossici, il fatto di poter aiutare gli altri , per lui, un elemento di dissuasione dalla sua dipendenza. Quindi lui, ha individuato che dare ( donare ) la propria disponibilità, esperienza, agli altri, è la strada per uscire dal gioco. Oggi incontrerò quel papà. Dal momento che si è confidato con me, ammettendo il suo disagio, e così facendo riponendomi della fiducia, agirò con lui in questo modo: Stipulerò un controtto scritto a due mani, dove si impegnerà nel porre il suo denaro, all’interno del contratto stesso. Ogni volta che estrarrà dei soldi, dovrà necessariamente aprire il contratto. Dovrà scrivere sul contratto stesso, ogni giorno, un motivo valido per non cedere al vizio.
    Ma, al di là di questo piccolo escamotage, avrà il mio numero di telefono a portata di mano, ed il mio impegno ad intervenire in qualsiasi momento e dovunque si trovi. E’ evidente, che riempire la vita di un essere umano è determinante. Ritrovare le motivazioni per vivere non è impossibile e, valutare il valore del danaro è una conseguenza fondamentale. Finalizzare il prorio tempo, rivolgendolo verso affetti vecchi e nuovi, sarà la terapia che seguirà. Mi impegnerò perchè lui capisca che non sono importanti le “cose della vita” oramai persa, che sono importanti ma, le cose che con tinuerà a perdersi.
    Viva. E.T.

  3. Buon giorno Ettore,
    ho letto con molto interesse la tua testimonianza e, se vuoi, per dare forza e coraggio, alle tante persone che vivono disagi simili, avrei pensato di pubblicare la tua personale esperienza così come me l’hai descritta, ovviamente con il tuo permesso. Io dal canto mio chiederò ai miei superiori la possibilità di pubblicare come post ciò che mi hai scritto e questo per vari motivi:
    primo: credo che delle testimonianze di vita valgano molto di più di tante ricerche scientifiche
    secondo: la tua esperienza può essere d’aiuto alle tante persone (anche familiari) che si trovano a viviere situazioni di forte dipendenza da gioco andandosi a rovinare la vita completamente!
    fammi sapere, buona domenica
    Liulai @ ettore:

  4. Mi chiamo Paolino e sono un giocatore compulsivo. Faccio parte di g.a ravenna e sono malato di gioco azzardo.Dico MALATO,DIPENDENTE DAL GIOCO perchè era nella mia testa ogni giorno la voglia di andare a giocare; avevo perso il controllo mentale,fisico,emozionale,il saper apprezzare le cose belle, non volere affrontare le difficoltà della vita,non mi volevo bene…………..Finalmente un giorno sono stato scoperto. Da solo non sarei mai riuscito ad aprirmi con le persone che mi volevano bene: per paura delle menzogne dette,dei debiti contratti per paura di perdere le persone più care, INSOMMA MI SONO RACCONTATO SEMPRE UN MUCCHIO DI BALLE PER ANDARE A GIOCARE. Oggi sò che non guarirò mai,ma accettando che hò una malattia questo mi aiuta a far si che sono 2 anni e un mese che sono astinente. Il 27 maggio 2009 sono entrato in G.A AVEVO TOCCATO IL MIO FONDO.Mi sono subito sentito sollevato incontrando persone che avevano la mia stessa dipendenza. Non essendo giudicato sono riuscito a parlare col cuore,e non con la testa. Ringazio tutti i fratelli di G.a, me stesso. Buone 24 ore. OGGI NON Hò GIOCATO, DOMANI NON LO Sò.

  5. @ paolino:
    Buongiorno mi chiamo Andrea e sono disperato e non so come comportarmi o la mia compagna che gli voglio un bene incredibile che gioca ormai tutte le notti non so proprio come fermarla le o provate tutte con le buone e con le cattive anche se contro i miei principi mi sapete consigliare un centro una soluzione un consiglio noi siamo di Mantova grazie

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