Celiachia e “gluten sensibility”: dire no alle autodiagnosi

di Valentina Cervelli 4

Per celiachia si intende l’intolleranza al glutine, una proteina contenuta nelle farine di frumento e nei suoi sottoprodotti. Si parla di una patologia autoimmune che deve essere distinta dalla “gluten sensitvity”, malattia anch’essa causata da questa proteina ma di recente codificazione. Dalla sua scoperta molte persone in seguito ad una autodiagnosi hanno smesso di assumere alimenti contenti questo protide, causando dei danni più seri al proprio organismo.

In molte zone del mondo mangiare “gluten free” sembra essere diventata una vera e propria moda.  Non solo costosa, ma essenzialmente deleteria per l’organismo. In molti si sono convinti di soffrire di gluten sensitivity senza avere effettuato le analisi necessarie alla sua rilevazione ed hanno iniziato a mangiare cibi privi di glutine. Con danni ingenti per il portafoglio e per la salute. A sottolinearlo ci ha pensato il dott. Gino Roberto Corazza, uno dei maggiori esperti mondiali di celiachia e direttore della prima Clinica Medica della Fondazione Irccs San Matteo di Pavia attraverso un articolo pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Lo scienziato punta il dito su queste autodiagnosi “incerte” effettuate dai pazienti sottolineando come i numeri siano ancora da verificare ed evidenziando come chi si “autoprescrive” degli alimenti privi di glutine rischia di mettere a rischio il proprio benessere. Il medico punta il dito soprattutto contro le stime riportate dai media, che vorrebbero il 6% della popolazione mondiale affetto da questa nuova patologia.

Questi dati e queste affermazioni sono senza basi scientifiche comprovate e sicure. Le indagini epidemiologiche non sono state ancora fatte e quindi parliamo d’aria mentre si rischia di alimentare una isteria di massa.

Secondo il dott. Corazza non bisogna né sopravvalutare né sottovalutare il fenomeno e con esso la malattia. Il mangiare senza glutine senza prima aver effettuato i necessari test presso centri specializzati, può portare non solo a sindromi dai malassorbimento e carenze diffuse ma anche alla non tracciabilità della malattia ed a gravi conseguente come artriti, tiroiditi, diabete, osteoporosi e cancro intestinale. Apportando quindi “problemi” in grado di provocare mortalità.

Articoli Correlati:

Celiachia, la scheda

Celiachia, sono 600mila i malati in Italia

Fonte: Annals of Internal Medicine

Commenti (4)

  1. Dagli articoli che leggo deduco che anche gli specialisti conoscono ben poco la malattia celiaca. Si parla seguendo luoghi comuni, commettendo errori madornali, come il dott. Corazza, che prevede una colonscopia per la valutazione dei villi intestinali, anzichè una gastroscopia con biopsia duodenale. E sarebbe il “maggior esperto mondiale di celiachia”..! Si ignora completamente l’azione immunomediata da parte di anticorpi circolanti, non solo anti-transglutaminasi, per l’innesco della malattia, anticorpi diretti contro Adenovirus, Helicobacter P., EBV, Mycoplasma Pn., Campylobacter J., tano per citarne alcuni..Si parla della celiachia come “malattia intestinale”, dimenticando che, sempre più spesso, specie in età adulta, i sintomi sono extra intestinali,e si manifestano come dermatite erpetiforme, tiroidite autoimmune, neuropatia periferica, anemia sideropenica, infertilità e patologie oculari.. Occorrerebbe maggior studio e aggiornamento da parte della classe medica.

    1. @Dr.Giovanna Bardellini:

      Salve dott.ssa sono l’autrice dell’articolo. Non riesco più a ritrovare il comunicato da me utilizzato per il pezzo ormai molti mesi fa, quindi, non posso escludere che si sia trattato di un mio refuso. Non era infatti parte del virgolettato. Ho una madre che soffre di celiachia, la cui diagnosi è avvenuta dopo una gastroscopia e non in seguito alle semplici analisi del sangue. Comprendo quindi la sua posizione, ma mi sento di intervenire in tale maniera per “difendere” il dottore coinvolto nell’articolo che potrebbe essere stato vittima, mio malgrado, di un mio refuso. Ho quindi provveduto ad eliminare la frase incriminata.

      Ad ogni modo, deve calcolare che questo è un articolo informativo scritto da giornalisti che ovviamente si informano sul tema che trattano, ma che difficilmente possono entrare nello specifico e soprattutto nel merito come può fare una dott.ssa come lei. Sperando di non incorrere in una sorta di “scomunica” per eventuali imprecisioni mediche, la ringrazio di aver sollevato la questione.

      Buona giornata 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>