Talassemia, incinta dopo chemioterapia grazie ad autotrapianto tessuto ovarico

di Valentina Cervelli 1

Ancora un miracolo della natura dovuto alla scienza medica ed alla previdenza della persona affetta da una patologia specifica e difficile: una donna è infatti rimasta incinta, nonostante la chemioterapia e la grave forma di talassemia della quale è affetta, grazie ad un trapianto di tessuto ovarico congelato nel 2003 e reimpiantato alla fine dello scorso anno.

Alessandra, questo il nome della donna della nostra storia di medicina odierna, rappresenta il primo caso in italia di applicazione di tale protocollo ed il 15esimo in tutto il mondo. La grave forma di talassemia della quale era affetta, l’aveva costretta a subire un trapianto di cellule staminali cordonali e midollari ( provenienti da sua sorella, n.d.r), data l’incapacità del suo organismo di rispondere adeguatamente alle cure tradizionali.

Prima di effettuare il trapianto, una squadra di  specialisti ha prelevato e congelato due frammenti di ovaie dalla donna, sottoponendola poi alla chemioterapia necessaria affinchè  l’operazione di impianto di cellule si concludesse in maniera positiva. La terapia in questione era destinata a renderla sterile per sempre, come anche la donna sapeva.

I frammenti di ovaio criocongelati nel 2001 secondo il programma “Fertisave”(creato appositamente per dare speranza di concepimento in casi simili, n.d.r.), ve lo abbiamo anticipato, le sono stati reimpiantati, ed oggi Alessandra è incinta ed al terzo mese di gravidanza. L’intervento, nello specifico,  è stato effettuato nel Centro trapianti di cellule staminali e terapia cellulare dell’ospedale Infantile Regina Margherita sotto il coordinamento della dott.ssa Franca Fagioli.

Il reimpianto, avvenuto attraverso due interventi in laparoscopia, ha fatto uscire Alessandra dalla condizione di menopausa precoce nella quale si trovava a causa della chemioterapia grazie alla presenza di numerosi follicoli presenti nei due frammenti.

Presentato recentemente ad un congresso internazionale di settore, il caso della giovane donna torinese ha non solo rappresentato a livello mondiale l’ennesima conferma di un protocollo funzionale e funzionante, ma ha dimostrato come esatta l’intuizione avuta dai promotori del progetto “Fertisave” italiano, il prof. Enrico Madon, scomparso di recente, e del prof. Marco Massorbio.

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Fonte: La Stampa

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