Sconfiggere la depressione per curare meglio le malattie cardiache

La depressione può letteralmente risucchiare via l’energia e la motivazione necessarie ad ottenere benefici dalle cure nelle persone che soffrono di malattie cardiache. Recenti studi dimostrano che i pazienti cardiopatici depressi sono meno propensi ad assumere i loro farmaci, a smettere di fumare, o a partecipare attivamente alla riabilitazione cardiaca, tutti passi importanti per il pieno recupero e la sopravvivenza.

La capacità di un paziente di recuperare può avere a che fare con il suo stato d’animo, così come la salute del suo cuore, secondo uno studio a lungo termine effettuato sul legame tra le malattie cardiache e la depressione presso l’Università della California, a San Francisco.

“La depressione non è solo debilitante, ma può anche peggiorare le condizioni croniche”, spiega l’autore principale dello studio, Maria Whooley, professore di medicina ed epidemiologia presso l’UCSF e il San Francisco Veterans Affairs Medical Center.

Chirurgo italiano inventa ed esporta un nuovo modello di intervento al cuore

Si chiama Lorenzo Menicanti, è nato ad Ivrea e, dopo aver girato gli ospedali di mezzo mondo, oggi opera al San Donato di Milano. Oltre dodicimila sono stati gli interventi tra by-pass ed altre tipologie che lui ha effettuato in tutta la sua vita, e grazie a quest’enorme esperienza si è reso conto che spesso il semplice innesto di un by-pass non basta a risolvere il problema di un paziente.

Per questo ha inventato una tecnica tutta sua, chiamata “rimodellamento del ventricolo“. Per spiegarla, Menicanti ha paragonato il cuore alla ruota di una bicicletta. Quando un infarto lascia la sua cicatrice sul cuore, si può formare una bolla, così come avviene nella camera d’aria della bicicletta. Il cuore, e la ruota, perdono l’efficienza meccanica e non lavorano bene come dovrebbero, in modo tale che, se non si interviene prontamente, c’è il rischio che si rompano definitivamente.

Il laser salva le gambe a rischio

Il catetere a fibre ottiche risale lentamente l’arteria fino al punto in cui si è chiusa. Poi, quand’è arrivato nel punto cruciale, libera un fascio di luce azzurrina che, in pochi secondi, apre un primo varco. Un’angioplastica completa l’opera e la circolazione sanguigna riprende, come d’incanto, mentre il dolore acuto dell’ischemia è solo un brutto ricordo.

 Dopo la cataratta, la miopia e la presbiopia, la terapia al laser ora è disponibile anche per le ischemie degli arti inferiori, un problema che riguarda soprattutto i diabetici o meglio quei 4-5 mila malati affetti dal cosiddetto “piede diabetico” che ogni anno, in Italia, rischiano di perdere una gamba. Nata negli Usa nella seconda metà degli anni ’90 e diffusa in Germania, la nuova applicazione del laser ad eccimeri ora è disponibile anche in Italia.